TRIVIA 19/25: Catalina, una vita sotterranea… e Miloud Oukili, il clown dei bimbi sperduti di Bucarest

TRIVIA 19/25

Un fotografo e antropologo italiano esplora il sottosuolo di Bucarest, dove vivono decine di senzatetto.

Massimo Branca ha incontrato per la prima volta Catalina nel 2013, quando lei aveva 17 anni. “Sorrideva sempre con cautela e un po’ di vergogna, perché un paio di anni prima aveva perso i denti davanti“, racconta il fotografo. “Più guardavo i suoi grandi occhi neri e più mi sembravano misteriosi. Ci ho messo molto per capire quanto aveva sofferto nella sua breve vita“. Al tempo, Catalina viveva con un gruppo di senzatetto dentro, intorno e soprattutto sotto la Gara Nord, la più grande stazione di Bucarest, la capitale della Romania. Abbandonata in ospedale alla nascita, era cresciuta in orfanotrofio fino all’età di sei anni, poi era stata ricongiunta alla sua famiglia; ma a 12 anni era scappata di casa e a 13 aveva cominciato ad assumere droga per via endovenosa.
Branca ha fotografato la vita di Catalina nell’ambito di un progetto più vasto, “Under the Surface“, che intende documentare la vita degli abitanti dei tunnel di Bucarest. Caldi, umidi, stretti, i tunnel furono scavati all’epoca della dittatura comunista di Ceausescu nell’ambito di un progetto per il riscaldamento centralizzato della città. Oggi fanno da casa a diverse generazioni di ragazzi di strada o clochard che vi accedono attraverso piccoli buchi nel terreno.
Branca ha esplorato i tunnel per la prima volta nel luglio 2013, dopo aver ricevuto l’autorizzazione del loro leader di fatto, un uomo che si fa chiamare Bruce Lee e che controlla tutti gli aspetti della vita sotterranea, comprese le forniture di cibo e di elettricità. Branca lo ha convinto che assieme al suo collega non voleva realizzare un rapido reportage, ma analizzare da un punto di vista antropologico i rapporti sociali di tra gli abitanti del sottosuolo.
In inverno, fino a 40 persone si ammassano in un tunnel di pochi metri quadrati per restare al caldo. “Voglio che la gente capisca come si vive per strada, e che diventi più aperta e tollerante verso i senzatetto, qui o altrove“, racconta Branca. “Voglio che il pubblico riesca a immaginare com’è la vita nel sottosuolo, senza avere gli occhi annebbiati dalla pietà, dai pregiudizi o dalla paura“. Secondo Branca, gran parte degli abitanti dei tunnel soffrono di tubercolosi, epatite o Aids, e sono dipendenti da droghe come l’eroina, il mefedrone o l’Aurolac, una vernice argentata che viene messa in buste di plastica e inalata. Quasi tutti finiscono nei tunnel per mancanza di stabilità in famiglia: molti sono orfani, o sono stati cacciati di casa dopo aver contratto il virus HIV, o sono scappati da una storia di povertà o abusi.
Branca sostiene di non puntare allo shock con il suo lavoro. Vuole che chi guarda le sue foto provi comprensione e compassione per le persone che vi compaiono: la gente come Catalina, dice, è degna di empatia e di amore. “Credo che immagini scioccanti allontanerebbero ancora di più la gente comune da queste persone, e il mio scopo è esattamente il contrario“, continua il fotografo. “Voglio che chi guarda capisca che anche lui potrebbe ritrovarsi in quella situazione, e cambi atteggiamento verso questo tipo di problemi“.
Pur tenendo al suo ruolo di osservatore neutrale, Branca ha provato ad aiutare Catalina. Nel gennaio 2014 la ragazza svenne per aver respirato esalazioni nocive da un generatore difettoso e si procurò una brutta ustione a una gamba urtando contro una conduttura. Il fotografo la portò in ospedale, e in seguito in una casa famiglia, dove lei riuscì a stare lontana dalla droga per qualche settimana e gli giurò che avrebbe smesso per sempre.
Durante il suo periodo “pulito” Catalina mangiava e dormiva per gran parte del tempo, cercando di alleviare i sintomi dell’astinenza. Ma dopo un po’ la ragazza implorò il fotografo di riportarla nei tunnel, e nel giro di poche settimane ricominciò a drogarsi.
Ho provato in tutti i modi ad aiutarla“, dice oggi Branca. “Per me era diventata una persona a metà strada tra una sorella e una figlia. Sapevo che non era in buona salute, ma tanti altri abitanti dei tunnel stavano molto peggio di lei. Era molto indipendente, e non ho mai pensato alla possibilità che morisse“.
Ma il 28 maggio 2014, un mese dopo aver compiuto 18 anni, Catalina è morta. Il referto ufficiale parla di arresto cardiorespiratorio; in realtà a ucciderla sono stati l’AIDS e un’infezione che da una vena in cui si era iniettata la droga, ha viaggiato fino al cervello.

Il reportage completo di Massimo Branca lo potete trovare sul suo sito internet. Dategli un’occhiata, perchè è veramente molto interessante: http://www.massimobranca.com/insideoutsideunderbucharest

 

… e Miloud Oukili, il clown dei bimbi sperduti di Bucarest

Se volete approfondire la realtà degli abitanti del sottosuolo di Bucarest allora non potete perdervi questo film del 2008 che racconta la vera storia di Miloud Oukili, il clown dei bimbi sperduti di Bucarest: Pa-ra-da
https://www.youtube.com/watch?v=nycDOfxJQS0

Miloud Oukili è un’artista francese che ha creato la fondazione Parada con lo scopo di recuperare i bambini e i ragazzi che vivono nei sotterranei di Bucarest attraverso spettacoli e teatri di strada. Ecco il sito della fondazione: www.parada.it

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