Categoria: Articoli Marathon

TRIVIA 22/25: Il quartiere Lipscani, cioè il centro storico…

TRIVIA 22/25

Il quartiere Lipscani sarà moooolto probabilmente il posto dove passeremo la maggior parte del nostro tempo libero a Bucarest, perciò meglio cominciare a conoscerlo meglio. Si tratta del centro storico della città, miracolosamente scampato alla demolizione voluta da Ceausescu per far posto al Palazzo del Parlamento.

Fra i suoi vicoli e le sue stradine sono nascosti angoli di Bucarest molto caratteristici che in qualche modo ci lasciano assaporare la sua atmosfera gioiosa e di festa: qui si trovano pub, bar, ristoranti e caffetterie. Appena passata la mezzanotte il quartiere si trasforma in una discoteca; c’è l’imbarazzo della scelta. Si scende nei seminterrati come il Beluga Music & Cocktail (http://www.belugamc.ro), si sale con l’ascensore come al Nomad Sky Bar (https://www.nomadskybar.ro) oppure si attraversa il Pasajul Macca-Villacrosse, una galleria tra due palazzi con il tetto in vetro, molto rinomata tra gli avventori di narghilè.

Molti sono anche i ristoranti che affollano il quartiere: alcuni sono fra i più antichi della città, vi ricordate del Caru cu Bere? E sempre in zona c’è anche un antico caravanserraglio, l’Hanu’ lui Manuc. Oppure che ne dite di un locale turco in cui cenare guardando una danzatrice del ventre al Divan Restaurant (http://thedivan.ro). Altrimenti anche solo un gelato alla Cremeria Emilia (http://cremeriaemilia.ro)!

Una volta soddisfatto il nostro stomaco nel quartiere Lipscani possiamo nutrire anche i nostri appetiti culturali visitando il Monastero Stavropoleos, una chiesa ortodossa, gioiello dell’architettura rumena (guardatela dentro… come ogni chiesa ortodossa la vera bellezza non è tanto l’esterno quanto le decorazioni interne!). Lo stesso discorso vale anche per la piccola Chiesa Cretulescu. A pochi passi dal caravanserraglio di cui parlavamo in precedenza si trova Curtea Veche, i resti dell’antica corte fatta costruire dal principe Vlad Tepes III, anche conosciuto come…? Già, Dracula!

Siete più tipi da museo!? Non preoccupatevi, ci sono anche quelli… il Museo di Storia Nazionale (https://www.mnir.ro) conserva una copia dei calchi della Colonna Traiana di Roma (giusto per sentirvi un po’ a casa…). Siete belli strani, però se vi piace il genere c’è anche il Museo del Kitsch (https://kitschmuseum.ro).

E quando sarete stufi… a poca distanza c’è il Parco Cismigiu per qualche passeggiata rilassante. O che so, magari per una corsetta!

TRIVIA 21/25: Nicolae Ceausescu… il Genio dei Carpazi

TRIVIA 21/25

La matematica è una scienza esatta, la Storia invece è una scienza relativa. E’ risaputo (e se non lo sapevate, adesso lo sapete) che la Storia con la S maiuscola viene scritta SEMPRE dai vincitori e mai dagli sconfitti. Avete mai letto un libro dei Cartaginesi? Oppure una storia della scoperta dell’America scritta da un azteco? No, non in questo universo… Se cercassimo informazioni di uno dei periodi più controversi della storia rumena facendo affidamento a quello che dice la maggior parte di libri, documentari, blog e articoli di giornale ci faremmo un’idea di Nicolae Ceausescu decisamente tetra: un dittatore megalomane responsabile delle più scellerate crudeltà immaginabili. Questo vi avrei scritto… poi però mi è venuto in mente un documentario sull’argomento visto da bambino (ancora non potevo capirci niente di politica…) in cui il reportage sugli ultimi giorni di vita del dittatore rumeno e della moglie Elena (allerta spoiler!!) con tanto di processo farsa e fucilazione finale, mi aveva lasciato un senso di insoddisfazione, come se le cose fossero andate nel verso sbagliato, come se la Storia non dovesse essere raccontata così. Allora (per una volta google è risultato utile!!) ho cercato informazioni sui siti che apparentemente raccontavano la Storia mettendola sottosopra. Eh, beh… vista a testa in giù tutta la faccenda assume contorni diversi.

Potrei scrivere per ore intere sull’argomento, ma tanto nessuno di voi lo leggerebbe. Nemmeno io leggo i post e gli articoli più lunghi di cinque minuti, già così è una bella soglia di attenzione!! Perciò se proprio vi interessa conoscere la Storia… beh, in base alle vostre convinzioni politiche e sociali potete leggere questi articoli.

(oppure potete leggerli tutti, fare le vostre valutazioni e poi decidere da soli quale possa essere la Storia… tanto tutto è relativo…)

Se avete una leggera inclinazione di sinistra, siete comunisti, socialisti… se vi piace Che Guevara o Karl Marx potete leggere questi articoli:

http://www.palermoparla.news/2017/06/20/ceausescu-una-storia-da-riscrivere/

https://dirittointernazionaleincivica.wordpress.com/2016/06/26/la-messinscena-va-in-onda/

http://noicomunisti.blogspot.com/2016/12/la-romania-di-ceausescu-oltre-i-luoghi_14.html

https://www.romeninitalia.com/2012/10/ceausescu-menzogna-e-verita-sulla-fine.html

 

Se invece preferite stare a destra, siete capitalisti… beh, affari vostri… però allora è meglio che leggete questi articoli e lasciate stare gli altri, perchè non vi piacerebbero:

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/cos-vivevano-i-figli-diavolo-nella-romania-ceausescu-1494738.html

http://culturaromena.it/un-passato-che-non-si-dimentica/

https://www.vice.com/it/article/nn8zvz/vita-quotidiana-nella-romania-comunista

http://www.frontieratv.it/articolo.asp?id=301

C’è anche un documentario (però dipende sempre da che parte preferite stare, destra o sinistra?) Se volete dargli un’occhiata: Nicolae Ceausescu. Oro e sangue

https://youtu.be/Jp3SIQX1MXA

Per la nostra visita a Bucarest, Nicolae Ceausescu è importante perché è quello che ha fatto costruire quel mega palazzo che sta proprio di fronte al nostro albergo. Quello grande, grande… oltre il quale comincia la nostra maratona.

Ci siamo persi?! Serata finale del Corri con noi 2019…

Ieri sera il Marathon Club ha brevettato una nuova disciplina sportiva che secondo me dovrebbe assolutamente essere inclusa alle Olimpiadi: l’orienteering al buio sotto l’acqua!! In pratica è una gara di orientamento in condizioni sfavorevoli che sembra un mix di corsa e nuoto… (solo io sono finito in quella pozza d’acqua in mezzo al prato in cui nuotavano gli alligatori??). Si partiva dal parcheggio della Mottolino, poi bisognava raggiungere il punto di controllo (… il termine tecnico è lanterna) che sulla cartina è contrassegnato dal n°1. Forza! Date un’occhiata alla cartina e ditemi se non è ovvio che il punto in questione si trova dietro alla partenza della Mottolino, un po’ più su lungo la strada sterrata…?! E poi da lì si doveva raggiungere la n°2: tanto, ma proprio tanto in alto lungo lo stradone che va fino al Passo d’Eira. C’era anche un altro modo per raggiungere la due: qualcuno ha pensato di passare per il bosco e già che c’era raccogliere qualche fungo che con la pioggia proliferano (poco dopo gli stessi due furbi hanno anche cercato di svaligiare un orto, sempre mentre stavano cercando la lanterna n°4). Dalla due si scendeva in picchiata, chi per il prato, chi per la strada, chi con il parapendio… ah, no, quello no… fino al parcheggio in via Pontiglia per raggiungere la n°3. Passando per il prato che dal parcheggio della Mottolino arriva in paese bisognava affrontare gli alligatori e le anaconde che infestavano le paludi: prima all’andata e poi al ritorno perchè la n°4 era vicino alla n°2, perciò bisognava rifare la salita. La n°5 era un vero enigma mimetizzato fra i rami di un albero… c’è ancora chi sta cercando nella zona di Pemont e non è ancora tornato a casa! E poi che dire della n°6?? Qualcuno è arrivato fino all’Alexander per cercarla e forse se non gli fosse venuta fame sarebbe arrivato fino alla Forcola: in realtà si trovava vicino al condominio Teola, proprio sul tornante! A quel punto non rimaneva altro da fare che arrivare fino al Mond Vei, timbrare l’ultimo punto di controllo e sedersi a mangiare. Eppure anche in questo caso qualcuno si è perso… però loro sono giustificati, in fondo avevano già raccolto funghi e ortaggi lungo il percorso, perciò perchè fermarsi al ristorante?!?! Insomma, l’avrete capito… ci siamo divertiti tantissimo! E non siamo nemmeno arrugginiti!

Il Corri con noi per quest’anno finisce qui… anzi, no! C’è ancora una sorpresa! Maggiori dettagli nei prossimi giorni…

TRIVIA 20/25: Quella volta che a Bucarest spostarono le chiese…

TRIVIA 20/25

Questa volta parliamo di quella volta che a Bucarest spostarono le chiese. Vi ricordate della prima curiostità che abbiamo scoperto sulla Romania? Quell’enorme edificio che è entrato nel Guinness dei record per essere uno dei più grandi al mondo? Stiamo parlando ovviamente del Palazzo del Parlamento. Negli anni Ottanta per fargli posto venne completamente ridisegnato il centro di Bucarest: circa novemila edifici tra case, chiese e sinagoghe furono distrutti per volere del dittatore Nicolae Ceausescu. I lavori per la mega-struttura richiesero la demolizione di 7 chilometri quadrati di edifici e il trasferimento di oltre 30mila residenti. Non tutti gli edifici del centro però furono demoliti: grazie all’intervento di un ingegnere civile si salvarono diverse chiese, una banca, un ospedale e alcuni condomini.
Un giorno, mentre si trovava nell’area che sarebbe stata demolita, Eugeniu Iordachescu vide una bellissima chiesa e cominciò a chiedersi come avrebbe potuto evirtarne la distruzione. Ne discusse con i suoi colleghi ingegneri, che però gli diedero del pazzo. Poi un giorno ebbe un’idea guardando un cameriere che portava un vassoio pieno di bicchieri. Capì che il segreto per evitare che i bicchieri si rompessero stava nel vassoio e iniziò a progettare un vassoio adatto a trasportare gli edifici. Il procedimento era più o meno questo: venivano tagliate le antiche fondamenta, l’edificio veniva sollevato per infilarci sotto il vassoio. A quel punto veniva imbragato il tutto e attraverso un sistema di rotaie e pulegge – qualche metro all’ora – veniva trascinato nella nuova sede. La strada e la logistica dello spostamento dovevano essere pianificate in anticipo, poiché sarebbe stato impossibile intervenire lungo il percorso. Il progetto di Iordachescu fu approvato nonostante i molti scetticismi iniziali. Il primo edificio spostato fu una chiesa del diciottesimo secolo, la Schitul Maicilor: pesava 745 tonnellate e fu ricollocata a 245 metri dalla sua sede originale. L’equipe di Iordachescu riuscì anche a spostare una chiesa del sedicesimo secolo con tanto di campanile, un monastero di 9mila tonnellate che venne spostato di 24 metri e addirittura alcuni condomini, a volte con le linee dell’acqua e del gas ancora collegate. Alla fine le chiese salvate dalla demolizione furono dodici e ancora oggi si possono ammirare nascoste tra gli edifici sorti attorno al Palazzo del Parlamento. Per la sua impresa Iordachescu fu soprannominato l’angelo custode delle chiese e fu insignito della massima onorificenza del patriarcato ortodosso.

Risultati delle Energy2Run Cancano

Domenica 25 agosto è andata in scena la seconda edizione della Energy2Run Cancano. Ecco i risultati dei livignaschi:

25/08/19Energy 2 Run CancanoDessi Matteo01.14.20
25/08/19Energy 2 Run CancanoBormolini Andrea01.19.27
25/08/19Energy 2 Run CancanoMottini Manuel01.19.50
25/08/19Energy 2 Run CancanoDonchi Alessandro01.21.03
25/08/19Energy 2 Run CancanoConfortola Monica01.25.49
25/08/19Energy 2 Run CancanoSensoli Filippo01.25.51
25/08/19Energy 2 Run CancanoLenatti Mauro01.26.10
25/08/19Energy 2 Run CancanoCusini Sergio01.27.10
25/08/19Energy 2 Run CancanoMartinelli Nicola01.28.34
25/08/19Energy 2 Run CancanoGalli Fausto01.28.50
25/08/19Energy 2 Run CancanoLazzeri Matteo Gervasio01.31.11
25/08/19Energy 2 Run CancanoGastaldini Daniele01.33.10
25/08/19Energy 2 Run CancanoLeoni Loris01.33.40
25/08/19Energy 2 Run CancanoTrabucchi Lionello01.34.39
25/08/19Energy 2 Run CancanoMazzucchi Roberto01.35.42
25/08/19Energy 2 Run CancanoCusini Maurilio01.35.45
25/08/19Energy 2 Run CancanoRodigari Roberto01.36.00
25/08/19Energy 2 Run CancanoOcchi Carlo01.36.35
25/08/19Energy 2 Run CancanoAndreola Jenny01.36.39
25/08/19Energy 2 Run CancanoCusini Lino01.38.11
25/08/19Energy 2 Run CancanoCantoni Elfrida01.39.45
25/08/19Energy 2 Run CancanoConfortola Maria Domenica01.41.07
25/08/19Energy 2 Run CancanoUsai Elena01.41.54
25/08/19Energy 2 Run CancanoViviani Dario01.41.54
25/08/19Energy 2 Run CancanoBormolini Silvano01.42.53
25/08/19Energy 2 Run CancanoFaifer Monica01.43.35
25/08/19Energy 2 Run CancanoViviani Vanni Lorenzo01.46.03
25/08/19Energy 2 Run CancanoCusini Ceno01.46.29
25/08/19Energy 2 Run CancanoCurti Silvia01.48.49
25/08/19Energy 2 Run CancanoGrossi Sabrina01.51.24
25/08/19Energy 2 Run CancanoBortolotti Mauro01.54.22
25/08/19Energy 2 Run CancanoMartinelli Giovanna02.08.01
25/08/19Energy 2 Run CancanoViviani Manuel02.20.39
25/08/19Energy 2 Run CancanoGalli Cristina02.20.39
25/08/19Energy 2 Run CancanoConfortola Roberta02.22.58

TRIVIA 19/25: Catalina, una vita sotterranea… e Miloud Oukili, il clown dei bimbi sperduti di Bucarest

TRIVIA 19/25

Un fotografo e antropologo italiano esplora il sottosuolo di Bucarest, dove vivono decine di senzatetto.

Massimo Branca ha incontrato per la prima volta Catalina nel 2013, quando lei aveva 17 anni. “Sorrideva sempre con cautela e un po’ di vergogna, perché un paio di anni prima aveva perso i denti davanti“, racconta il fotografo. “Più guardavo i suoi grandi occhi neri e più mi sembravano misteriosi. Ci ho messo molto per capire quanto aveva sofferto nella sua breve vita“. Al tempo, Catalina viveva con un gruppo di senzatetto dentro, intorno e soprattutto sotto la Gara Nord, la più grande stazione di Bucarest, la capitale della Romania. Abbandonata in ospedale alla nascita, era cresciuta in orfanotrofio fino all’età di sei anni, poi era stata ricongiunta alla sua famiglia; ma a 12 anni era scappata di casa e a 13 aveva cominciato ad assumere droga per via endovenosa.
Branca ha fotografato la vita di Catalina nell’ambito di un progetto più vasto, “Under the Surface“, che intende documentare la vita degli abitanti dei tunnel di Bucarest. Caldi, umidi, stretti, i tunnel furono scavati all’epoca della dittatura comunista di Ceausescu nell’ambito di un progetto per il riscaldamento centralizzato della città. Oggi fanno da casa a diverse generazioni di ragazzi di strada o clochard che vi accedono attraverso piccoli buchi nel terreno.
Branca ha esplorato i tunnel per la prima volta nel luglio 2013, dopo aver ricevuto l’autorizzazione del loro leader di fatto, un uomo che si fa chiamare Bruce Lee e che controlla tutti gli aspetti della vita sotterranea, comprese le forniture di cibo e di elettricità. Branca lo ha convinto che assieme al suo collega non voleva realizzare un rapido reportage, ma analizzare da un punto di vista antropologico i rapporti sociali di tra gli abitanti del sottosuolo.
In inverno, fino a 40 persone si ammassano in un tunnel di pochi metri quadrati per restare al caldo. “Voglio che la gente capisca come si vive per strada, e che diventi più aperta e tollerante verso i senzatetto, qui o altrove“, racconta Branca. “Voglio che il pubblico riesca a immaginare com’è la vita nel sottosuolo, senza avere gli occhi annebbiati dalla pietà, dai pregiudizi o dalla paura“. Secondo Branca, gran parte degli abitanti dei tunnel soffrono di tubercolosi, epatite o Aids, e sono dipendenti da droghe come l’eroina, il mefedrone o l’Aurolac, una vernice argentata che viene messa in buste di plastica e inalata. Quasi tutti finiscono nei tunnel per mancanza di stabilità in famiglia: molti sono orfani, o sono stati cacciati di casa dopo aver contratto il virus HIV, o sono scappati da una storia di povertà o abusi.
Branca sostiene di non puntare allo shock con il suo lavoro. Vuole che chi guarda le sue foto provi comprensione e compassione per le persone che vi compaiono: la gente come Catalina, dice, è degna di empatia e di amore. “Credo che immagini scioccanti allontanerebbero ancora di più la gente comune da queste persone, e il mio scopo è esattamente il contrario“, continua il fotografo. “Voglio che chi guarda capisca che anche lui potrebbe ritrovarsi in quella situazione, e cambi atteggiamento verso questo tipo di problemi“.
Pur tenendo al suo ruolo di osservatore neutrale, Branca ha provato ad aiutare Catalina. Nel gennaio 2014 la ragazza svenne per aver respirato esalazioni nocive da un generatore difettoso e si procurò una brutta ustione a una gamba urtando contro una conduttura. Il fotografo la portò in ospedale, e in seguito in una casa famiglia, dove lei riuscì a stare lontana dalla droga per qualche settimana e gli giurò che avrebbe smesso per sempre.
Durante il suo periodo “pulito” Catalina mangiava e dormiva per gran parte del tempo, cercando di alleviare i sintomi dell’astinenza. Ma dopo un po’ la ragazza implorò il fotografo di riportarla nei tunnel, e nel giro di poche settimane ricominciò a drogarsi.
Ho provato in tutti i modi ad aiutarla“, dice oggi Branca. “Per me era diventata una persona a metà strada tra una sorella e una figlia. Sapevo che non era in buona salute, ma tanti altri abitanti dei tunnel stavano molto peggio di lei. Era molto indipendente, e non ho mai pensato alla possibilità che morisse“.
Ma il 28 maggio 2014, un mese dopo aver compiuto 18 anni, Catalina è morta. Il referto ufficiale parla di arresto cardiorespiratorio; in realtà a ucciderla sono stati l’AIDS e un’infezione che da una vena in cui si era iniettata la droga, ha viaggiato fino al cervello.

Il reportage completo di Massimo Branca lo potete trovare sul suo sito internet. Dategli un’occhiata, perchè è veramente molto interessante: http://www.massimobranca.com/insideoutsideunderbucharest

 

… e Miloud Oukili, il clown dei bimbi sperduti di Bucarest

Se volete approfondire la realtà degli abitanti del sottosuolo di Bucarest allora non potete perdervi questo film del 2008 che racconta la vera storia di Miloud Oukili, il clown dei bimbi sperduti di Bucarest: Pa-ra-da
https://www.youtube.com/watch?v=nycDOfxJQS0

Miloud Oukili è un’artista francese che ha creato la fondazione Parada con lo scopo di recuperare i bambini e i ragazzi che vivono nei sotterranei di Bucarest attraverso spettacoli e teatri di strada. Ecco il sito della fondazione: www.parada.it

TRIVIA 18/25: Caru cu Bere, Hanu’ lui Manuc e…

TRIVIA 18/25

Quale posto migliore per trascorrere la serata al termine della maratona di un ristorante tradizionale capace di soddisfare i sogni e i desideri di ogni carnivoro? Stiamo parlando del Caru cu Bere, un locale tradizionale situato nel quartiere di Lipscani, precisamente in Stavropoleos Street dall’altra parte del fiume rispetto all’enorme Casa Poporului. Questo è uno dei locali più famosi di Bucarest oltre ad essere una delle più antiche beerhouse della città: https://www.carucubere.ro/en/

Se invece preferite un posto più tranquillo, quello che fa per voi è il ristorante Hanu’ lui Manuc, un antico caravanserraglio che deve il suo nome ad un mercante armeno Manuc Bey (1769-1817) che lo fece costruire. Si tratta di un’antica locanda con un ampio cortile interno riadattata a ristorante tipico. L’Hanu’ lui Manuc ha conservato anche la sua funzione originale e ancora oggi ospita un albergo con numerose stanze.Lo trovate sempre nel quartiere Lipscani in Franceza Street: https://www.hanumanucrestaurant.ro/en

Dovrete camminare un po’ di più, ma ne varrà sicuramente la pena per vedere invece una delle birrerie più grandi d’Europa. La Beraria H si trova sulle rive del lago Herastrau, proprio vicino al Museo del Villaggio. Potrete assaggiare diverse tipologie di birra, mangiare abbondanti piatti a base di carne e ascoltare musica dal vivo. E’ rimarrete sicuramente stupiti dalle dimensioni davvero esagerate del locale: https://www.berariah.ro/en

TRIVIA 17/25: Una cascata… da fiaba

TRIVIA 17/25

La Cascata Bigar sembra uscita da una fiaba…

La leggenda narra di una donna che non riusciva ad avere figli. Una notte le apparve in sogno una maga che viveva nel Regno della Malinconia Ritrovata che la mandò alla sorgente miracolosa sotto la rupe dei due mondi. “Se bevi quest’acqua, avrai presto una bambina a cui però sarà proibito innamorarsi, se lo farà, morirà” avvertì la maga. La donna andò alla sorgente e dopo qualche tempo diede vita ad una bambina di una bellezza unica che diventò una splendida ragazza. All’oscuro del sortilegio della maga, la giovane si innamorò di un ragazzo di nome Bigar. Quando il padre venne a saperlo, la rinchiuse in una grotta.
La maga, sentendo i suoi lamenti disperati per l’amore perduto, decise di aiutarla: le disse che avrebbe trasformato i suoi lunghi capelli in una cascata che si sarebbe riempita con le sue lacrime. Attirato dal rumore dell’acqua che scorreva il ragazzo avrebbe sentito il suo richiamo e l’avrebbe trovata. “Lui morirà annegato nelle tue lacrime e così vi incontrerete nel Regno della Malinconia Ritrovata, l’unico luogo dove potrete vivere il vostro amore e dove il sortilegio finisce”, concluse la maga.
La leggenda racconta che Bigar raggiunse la cascata, sedotto dal canto struggente delle sue acque e si gettò tra le braccia della sua amata, rimanendo uniti per l’eternità.

La cascata Bigar si trova in una zona splendida, facilmente accessibile con una collocazione molto particolare: è situata esattamente a metà strada tra l’Equatore e il Polo Nord sul 45° parallelo. E’ una delle principali attrazioni turistiche della Transilvania, nella provincia di Caras Severin, sui monti Anina. E’ una zona carsica con un’elevata presenza di rocce calcaree: l’acqua sorge a 200 metri d’altitudine, filtra all’interno delle rocce, creando fiumi sotterranei ed infine nei pressi della cascata si getta nel fiume sottostante cadendo con un luccichio brillante da una roccia coperta di muschio: appunto, la cascata Bigar, quella creata dalla maga!

Cascata Bigar 3

TRIVIA 16/25: Il cimitero felice di Sapanta

TRIVIA 16/25

C’è una terra in Romania dove la gente dei villaggi non teme la morte. I contadini, qui nel Maramures, sanno che è un evento naturale. Come la neve e il sole, come la pioggia e il vento dei Carpazi. Nel Maramures non si muore: si dorme in pace; un antico retaggio degli antichi Daci che credevano nell’immortalità dell’anima e nel passaggio ad una vita migliore dove ad attenderli ci sarebbe stato il loro dio Zamolxes. Lo sapeva bene anche Stan Ion Patras, un contadino e falegname che viveva a Sapanta, villaggio di frontiera della Romania più remota e più bella. L’Ucraina è appena al di là del fiume Tisa. Patras ha compiuto un miracolo: è riuscito a rendere bella la morte, a sdrammatizzarne la tragedia, a regalare sorrisi a chi veglia la tomba di una persona cara, a trasformare il ricordo triste di qualcuno che non c’è più in un attimo di gioia improvvisa. Patras scolpì la sua prima croce felice nel 1934: raccontava con un bassorilievo inciso nel legno di quercia e con un epitaffio dolce e ironico, la vita passata di un uomo e di una donna… oggi sono oltre 800 le croci-scultura, dall’intenso color azzurro conosciuto come l’azzurro di Sapanta, che popolano un cimitero unico al mondo, il cimitero felice, dichiarato addirittura Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Le croci del cimitero di Sapanta sono allineate una a fianco dell’altra. Alberi di mele sono cresciuti fra le tombe. Questa è davvero una Spoon River sulle sponde del fiume Tisa, qui dove finiscono i Carpazi. Stan Patras ha raccontato, scolpendo le sue croci la storia, la cronaca, la vita e la leggenda di un paese: storie di contadini, pastori, boscaioli, minatori… Patras aveva ironia e memoria. E sapeva ascoltare, nei giorni delle veglie funebri, i racconti di parenti e amici. Tornava a casa e ritraeva il defunto per ciò che era stato in vita, facendo di queste storie delle sculture in bassorilievo dai colori luminosi e accompagnate da epitaffi di antica saggezza contadina. Nei primi tempi non scolpiva mai più di dodici croci all’anno. Poi ogni abitante di Sapanta si rivolse a lui per avere la propria croce. Patras diceva: “Era come se vedessero la morte da un altro punto di vista”. In oltre quarant’anni ha regalato bellezza alla fine della vita di moltissime persone. Alla sua morte, nel 1977 il suo posto venne preso da uno dei suoi allievi, Dumitru Pop. Anche lui va alle veglie funebri, anche lui fa seccare le assi di quercia per almeno due anni prima di scolpirle, anche lui ha imparato i segreti di quel blu, ottenuto da colori vegetali, che trasforma le croci in un cimitero felice. Vive nella stessa casa di Patras, ma non ha più allievi: solo due assistenti, ultima speranza per far sopravvivere la tradizione del cimitero di Sapanta.

(articolo di Andrea Semplici tratto da Erodoto108 n°22)

La maggior parte degli epitaffi sono in rima ed alcuni sono davvero divertenti come questo che recita:

“Sotto questa pesante croce riposa la mia povera suocera. Se avesse vissuto altri tre giorni ci sarei stato io qui sotto e lei sopra a leggere. Non svegliatela altrimenti mi sgrida di nuovo. Resta qui mia cara suocera”
Cimitero felice di Sapanta
Patrimonio Mondiale dell'Unesco

La regione di Maramures si trova nel nord della Transilvania, al confine con l’Ucraina, ed è un’area molto montuosa, ricca di boschi e di valli. Vivere nel Maramures significa immergersi in un paesaggio mozzafiato, in un mondo mitologico e dalle tradizioni più antiche della Romania. Nella regione si trovano anche eccezionali artigiani del legno e le famose chiese lignee costruite senza l’uso di chiodi ma solamente ad incastro. Dorin Mihai e Sorin Onisor sono due fotografi che hanno realizzato degli splendidi reportage del Maramures: ecco alcuni dei loro scatti tratti dai loro siti ufficiali: www.sorinonisor.ro / www.dorinmihai.com

TRIVIA 15/25: La Colonna Traiana… che c’entra con la Romania?

TRIVIA 15/25

C’è un monumento che chiunque ha visitato almeno una volta nella vita Roma, sicuramente avrà visto perfettamente inserito nel paesaggio urbano, a pochi passi dall’Altare della Patria e dal Colosseo. Chiunque abbia visto la Colonna Traiana, ben difficilmente immagina di stare guardando un kolossal storico che ai giorni nostri potrebbe essere paragonato al film Il Gladiatore di Ridley Scott. La Colonna Traiana altro non è che un gigantesco libro di pietra alto quanto un palazzo di dodici piani. Ma cosa racconta con i suoi bassorilievi? E soprattutto, cosa c’entra tutto questo con la Romania?
La Colonna Traiana fu fatta costruire dall’imperatore Traiano con l’oro e l’argento proveniente dalla Dacia per raccontare la conquista di quella regione attraverso le due campagne militari che tra il 101 e il 106 d.C. videro impegnato più della metà del potenziale bellico dell’impero romano.
Per poter leggere la Colonna ci sono tre possibilità: recarsi a Roma e ottenere il permesso di avvicinarsi al monumento con un cestello ed una gru (impossibile almeno di non essere Alberto Angela!), recarsi al Museo della Civiltà Romana, sempre a Roma, che custodisce le 125 tavole dei calchi realizzati da Napoleone (peccato che sia chiuso da qualche anno per lavori!) oppure visitare il Museo Nazionale di Storia di Bucarest (e qui non occorre essere Alberto Angela!) che custodisce i calchi realizzati dagli artigiani vaticani negli anni ’40. Questo è il sito del museo se volete curiosare un po’: https://www.mnir.ro
Ma torniamo alla Colonna Traiana e alla storia della conquista della Dacia da parte dell’imperatore Traiano…
Si trattò di una guerra sanguinosa durata oltre cinque anni, in cui morirono migliaia di legionari romani e altrettanti daci, molto complicata, perchè il nemico era estremamente preparato, difficile da sconfiggere e mai domo. Attratto dalle numerose miniere d’oro e d’argento della regione, l’imperatore Traiano decise di conquistarla. Basta pensare che la vittoria fruttò a Roma oltre 350 tonnellate di oro e argento!!

La storia del tesoro dei daci merita di essere raccontata perchè ha dell’incredibile. Il re dei daci Decebalo consapevole di essere ormai stato sconfitto decise di nascondere il suo tesoro deviando il corso di un fiume per scavare una buca in cui seppellirlo in maniera tale che i romani non l’avrebbero mai trovato. Una volta riportato il fiume sul suo corso il tesoro sarebbe scomparso per sempre. I romani trovaro il tesoro soltanto grazie ad una soffiata di un soldato dacico vicino al re Decebalo di nome Bicilis. Dal nome del traditore è nata anche una parola rumena, bicisnic, che indica un “uomo senza onore, traditore e leccapiedi”.

È proprio grazie a questo tesoro se a Roma si possono ammirare ancora monumenti come la Colonna Traiana, progettata dall’architetto di Traiano, Apollodoro di Damasco lo stesso che durante la prima campagna militare in Dacia costruì il più grande ponte dell’epoca, il Ponte di Drobeta, sul Danubio. Un’impresa ingegneristica senza precedenti che dette il via alla campagna militare: attraversato il Danubio le legioni romane cominciarono l’invasione che nel giro di cinque anni li portò ad assediare la capitale nemica, Sarmizegetusa. Piuttosto che cadere prigioniero il re Decebalo preferì tagliarsi la gola: fu la fine della guerra, del popolo dacico rimaneva ben poco, spazzato via dalle legioni romane, una macchina da guerra così ben rodata da essere quasi invincibile.

C’è un’antica leggenda che racconta la nascita del popolo rumeno secondo la quale Traiano durante la sua campagna di conquista si innamorò Dochia, la figlia del re Decebalo. Quando la vide alta, esile, capelli lunghi, occhi chiari, astuta e coraggiosa, rimase folgorato. L’imperatore volle prendere in sposa le principessa, ma lei rifiutò e decise di scappare sulle montagne dei Carpazi, dove solo i daci riuscivano ad inoltrarsi senza smarrirsi. La ragazza abbandonò i suoi abiti regali e si vestì con un saio da pastore per non farsi riconoscere. L’imperatore la raggiunse e cercò di fermarla. Dochia allora chiese aiuto al dio Zamolxis che la trasformò in pietra. Traiano disperato le mise una corono in testa e la dichiarò comunque sua regina.

Ma chi meglio di Alberto Angela può raccontare la storia della Colonna Traiana? Questo è un documentario tratto da Ulisse – Il piacere della scoperta che “racconta” proprio della Colonna. È lungo, ma veramente interessante:

IL RACCONTO SEGRETO DELLA COLONNA TRAIANA