SCOPRI BUCAREST

Come tutti ormai saprete quest’anno per la maratona sociale andremo a Bucarest in Romania. In questa sezione del sito pubblicheremo ogni settimana una curiosità sulla Romania e la sua capitale Bucarest per imparare a conoscere la nostra prossima meta: un conto alla rovescia lungo un’estate intera.

Alla scoperta della Romania
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La maratona di Bucarest partirà in via della Libertà proprio di fianco al Palazzo del Parlamento, meglio conosciuto come Casa Poporului. Si tratta della struttura più pesante al mondo (è nel Guinness dei Primati, giuro!!) ed è anche il secondo edificio più grande al mondo per estensione ed il terzo per volume. Se volete comprarlo costa circa 3 miliardi di dollari (tenete presente che però dovrete assumere un numero cospicuo di donne delle pulizie!!). Misura 270 metri x 240 metri, ha un’altezza di 84 metri, ma si estende anche sotto il suolo per 92 metri. Conta 1.000 stanze, 64 saloni e oltre 60 gallerie. Per costruirlo hanno utilizzato circa un milione di metri cubi di marmo della Transilvania, 3.500 tonnellate di cristallo, 480 candelieri, 1.409 luci e specchi, 700.000 tonnellate di acciaio e bronzo per porte e finestre, 900.000 metri cubi di legno per i parquet e per i rivestimenti, infine… 200.000 metri quadrati di tappeti di lana. Durante gli anni della sua ricostruzione ci fu una tale richiesta di marmo che le pietre tombali dovettero essere realizzate con altri materiali perché non ce n’era abbastanza per tutto. Circa un sesto della città fu raso al suolo per edificare questo pachiderma. Perciò, se siete abbastanza alti da vedere sopra le teste degli altri atleti alla partenza della maratona, guardate alla vostra sinistra… il Palazzo del Parlamento è quell’edificio grande! Se non siete abbastanza alti e non l’avete visto non preoccupatevi lo rivedrete da un’altra angolazione all’arrivo!

La Romania è la terra di Nadia Comaneci. Tutti sanno chi è Nadia Comaneci! Ma per chi non lo sa… è la prima atleta ad aver ottenuto un 10 perfetto nella ginnastica alle Olimpiadi di Montreal 1976 nelle parallele. Fino ad allora nessuno aveva mai immaginato potesse succedere una cosa simile, nemmeno i tabelloni elettronici che non erano programmati per assegnare un punteggio così alto. Il suo esercizio fu praticamente… perfetto! La minuta ginnasta rumena che si esibì davanti ad un pubblico incredulo aveva appena 14 anni 8 mesi e 6 giorni è la più giovane atleta ad aver vinto un alloro olimpico!) In quell’edizione dei Giochi Olimpici riuscì perfino a ripetersi altre sei volte con un punteggio perfetto e vinse altre due medaglie d’oro (concorso generale e trave) oltre ad un argento (nella prova a squadre) e un bronzo (nel corpo libero). Durante la maratona, quando sarete intorno al km 20,5 guardatevi intorno, nei pressi ci sarà una clinica per bambini che è stata finanziata e porta il nome di Nadia Comaneci. Se non credete che la perfezione possa esistere date un’occhiata al video della sua esibizione qui sotto:

Le Terme di Bucarest si trovano a 15 km dal centro città e sono le terme più grandi d’Europa! Tanto per dare i numeri… 250.000 mq di superficie, 9 piscine, 10 saune, 16 scivoli d’acqua, 800.000 piante tra cui palme ed orchidee (ce n’è addirittura una ultracentenaria proveniente dalla Cina!). Il complesso può ospitare fino a 4.000 persone. Che altro dire?! Ah, giusto… l’acqua è scaldata da un centinaio di schiavi che spalano carbone. No, scherzo…! viene estratta ad una profondità di 3.100 metri! Ci sono tre zone: The Palm è la zona principale del complesso, Galaxy è la zona divertimento con gli scivoli adatti sia ai bambini che a Nando ed infine Elysium è la zona wellness con diversi tipi di saune a varie temperature per il relax della mente e del corpo.

E’ ora di cominciare a parlare di qualcosa che ci interessa più nello specifico… la corsa. Chi conosce Tiberiu Useriu? Nessuno immagino! Tibi è un ultramaratoneta rumeno che ha vinto per tre anni consecutivi la gara più fredda, più dura e più ventosa del mondo: la 6633 Arctic Ultra! Già il nome spiega tutto… il traguardo è posizionato ad una latitudine di 66°33′ a nord dall’Equatore. Un posticino caldo caldo!! Ma quanto è lunga questa gara? Eh, taaaaaanto… 380 miglia (1 miglio = 1,609 km, quindi 380 miglia = 612 km) da percorrere in autosufficienza lungo il Circolo Polare Artico. Il buon Tiberiu ha vinto le edizioni 2016, 2017 e 2018 e detiene il record della gara con soltanto 172 ore e 50 minuti! Basta poco che ce vo… Ma la storia di Tiberiu Useriu non è fatta solo di corsa: rovistando fra le poche informazioni che si trovano su internet e che non siano in lingua romena si scopre una storia personale degna di un film hollywoodiano. Ci sarebbe anche un libro autobiografico 27 de pasi (sfortunatamente non è ancora stato tradotto in italiano…) in cui racconta la sua travagliata vita fatta di una condanna a 23 anni di carcere per rapine a mano armata e tentato omicidio scontata dietro le sbarre prima di riabilitarsi grazie alla corsa e ad alcuni progetti ambientali per la tutela del territorio. Uscito di prigione nel 2010 si è dedicato alla corsa arrivando appunto a vincere per tre anni consecutivi una delle gare più dure al mondo. A livello personale dirige un’organizzazione non governativa chiamata Tasuleasa Social che si occupa di vari progetti tra cui la riforestazione di alcune zone boschive, una scuola di escursionismo, la realizzazione della Via Transilvanica (www.viatransilvanica.com), un percorso di quasi mille chilometri attraverso la natura selvaggia della Romania e la Via Maria Theresia Marathon(www.via-maria-theresia.ro): una gara di trail con varie distanze (80 km, 42 km, 21 km, mountain bike e triathlon) attraverso le Calimani Mountains. Ma, tornando per un attimo a livello sportivo, Tiberiu ha corso quest’inverno un’altra garetta facile facile… la Yukon Arctic Ultra in Canada (oltre 700 chilometri!!). Peccato che non è finita proprio benissimo per lui… dopo due giorni di gara l’hanno trasportato in ospedale con un principio di congelamento ai piedi. Ma niente di cui preoccuparsi, parole sue… Ci riproverà il prossimo anno! Tiberiu ha fatto della corsa un modo per affrontare i propri demoni interiori e cacciarli via… o congelarli!

Forse non lo sapete, ma il più famoso rumeno della storia è… un vampiro! Niente di meno che Dracula! Il celebre conte della Transilvania nato dalla penna dello scrittore irlandese Bram Stoker è il protagonista di un’infinità di libri, videogiochi, film e perfino cartoni animati. Chi non ha letto il romanzo oppure non l’ha visto sul grande schermo interpretato da Bela Lugosi (Dracula, 1931) Christopher Lee (Dracula il vampiro, 1958) oppure da Gary Oldman nel più recente Dracula di Bram Stoker del regista Francis Ford Coppola (1992). E se non siete appassionati del genere horror avrete almeno visto la parodia Fracchia contro Dracula con Paolo Villaggio (1985) oppure Dracula morto e contento di Mel Brooks (1995). Ancora niente? Beh, allora proviamo con i cartoni animati… chi non ha visto Hotel Transylvania? Ok, ora ci siamo! Abbiamo capito di chi stiamo parlando… Quello che forse non sapete è che Bram Stoker ha preso in prestito il suo personaggio da una figura storica realmente esistiti: Vlad III di Valacchia. Ma chi era veramente Vlad III detto Dracula? E la sua terribile fama è giustificata? Avremo tempo per approfondire l’argomento, ma intanto se volete cominciare a conoscere meglio Dracula ecco alcuni film che potete gustarvi da qui a ottobre per familiarizzare con il personaggio, visto che andremo a casa sua a correre la maratona…

La settimana scorsa abbiamo lasciato una storia in sospeso: che era veramente Dracula? E perché la sua fama è tanto terribile? Partiamo dal presupposto che Vlad III di Valacchia detto Dracula sia vittima della più grande e meglio riuscita fake news medievale. E’ risaputo che Bram Stoker, lo scrittore irlandese che ha inventato il personaggio, per creare il conte Dracula prese spunto da alcuni pamphlet messi in giro dai mercanti sassoni di Transilvania che ce l’avevano con Vlad perché aveva tolto loro le esenzioni commerciali di cui avevano sempre beneficiato con i regnanti precedenti. Il loro intento era quello di screditarlo raccontando cose terribili sul suo conto: di lui dissero che si divertiva a torturare i suoi nemici, che impalava gli avversari e poi li guardava morire agonizzando, di lui dissero che provava un sadico piacere dal bollire e scuoiare i suoi prigionieri. Di lui dissero perfino che era un cannibale e che beveva il sangue delle sue vittime. Figlio del Diavolo dicevano che volesse dire il suo nome… Per carità, non era certo una stinco di santo, però…

Vlad III nacque in una cittadine al confine con la Transilvania chiamata Sighisoara nel 1431. Il padre Vlad II Dracul era reggente della Valacchia oltre che cavaliere dell’Ordine del Drago, un’istituzione creata per proteggere l’Europa cristiana dalle invasioni turche. Il drago era simbolo della lotta contro il male e proprio il drago entrò a far parte dello stemma di famiglia. Lo stesso Vlad III quando prese il potere assunse il nome di Dracula, ossia figlio del Drago (… altro che Diavolo, semmai tutto il contrario!). Quando il padre venne assassinato dai nobili locali che ambivano al potere, il giovane Vlad III fuggì a nord verso la Transilvania. Durante la sua fuga soggiornò per un breve periodo nel Castello di Bran (sito ufficiale: http://www.bran-castle.com), quello stesso castello che Bram Stoker scelse come casa per il suo vampiro. Al giorno d’oggi il Castello di Bran è uno dei luoghi più visitati dai turisti e ci si può perfino trascorrere la notte dormendo in una stanza con le bare al posto dei letti e nella notte di Halloween si può addirittura cenare con il conte Dracula in persona con le stesse pietanze che vengono servite nel romanzo al protagonista: pollo alla paprica. Vietato portare aglio e scattare selfie! I vampiri non si possono riflettere negli specchi e quindi in fotografia non vengono bene! Nella realtà Vlad III trascorse qui pochi giorni. Riorganizzate le forze Vlad marciò sulla Valacchia per riprendersi il trono e scelse la cittadina di Targoviste come sua capitale facendoci costruire una fortezza inespugnabile. Ma per consolidare il suo potere Vlad decise che non era sufficiente e così nella domenica di Pasqua del 1459 invitò tutti i nobili locali ad un banchetto. E da abile stratega qual era colse l’occasione per imprigionare tutti i suoi nemici in un colpo solo: ne fece impalare oltre cinquecento (terribile, eppure è vero! Era una pratica abbastanza comune in quei tempi e Vlad se ne servì per creare un’aura di terrorismo psicologico e per scoraggiare ogni altro nemico). Quelli che non finirono infilzati come spiedini furono obbligati a marciare nelle foreste della Transilvania fino al punto in cui Vlad aveva deciso di erigere una fortezza inaccessibile, il Castello di Poenari, il vero castello di Dracula. Oggi rimangono soltanto i ruderi, ma al massimo dello splendore occupava tutta la cima della montagna ed era praticamente  irraggiungibile. Fu costruito dai nobili che erano sopravvissuti al massacro di Pasqua ridotti in schiavitù. Dalla nuova fortezza poteva controllare le vie di comunicazione utilizzate dai sassoni di Transilvania, mercanti di origine germanica che si arricchivano alle spalle della popolazione locale. Appunto, quelli che hanno dato il via alla più grande fake news del Medioevo! Ma i problemi di Vlad erano ben altri: da sud incombevano i turchi ottomani che miravano alla conquista dell’Europa. Il piccolo regno di Valacchia era l’ultimo baluardo a difesa della cristianità. Fu proprio Vlad a fondare la città di Bucarest in questo periodo, come avamposto per frenare l’avanzata turca. Il nemico era molto più forte (per fare un paragone… uno qualunque del Marathon contro un keniano… su una maratona… vogliamo scherzare?!). Costretto a rifugiarsi nelle foreste della Transilvania compiva azioni contro i nemici volte a insinuare in loro il terrore e a fiancarne il morale: li attaccava di notte, avvelenava i pozzi, pagava perfino dei malati perché si insinuassero nell’accampamento nemico per diffondere le infezioni e cosa più terribile di tutte si lasciava alle spalle migliaia di nemici impalati, al punto che il comandante turco decise di ritirarsi. Alla fine comunque in un modo o nell’altro i turchi ebbero la meglio (di solito come finisce in questi casi? Ah, già… un traditore uccise Vlad III…). La sua testa fu tagliata e portata in ogni angolo dell’impero ottomano per celebrare la vittoria, mentre il suo corpo fu seppellito sull’isola monastero di Snagov, anche se c’è qualcuno convinto che la sua tomba sia vuota…

Quindi in fin dei conti Dracula è vittima di una bufala diventata secolare. E cosa più importante: noi andiamo a correre la maratona nella città fondata da Dracula!!

Torniamo al motivo per cui il 13 ottobre saremo a Bucarest, impegnati a far fatica per la sadica passione che ci lega al mondo della corsa: la maratona! Dopo 8,5 km circa, metro più, metro meno, comincerà un lunghissimo rettilineo di due chilometri da percorrere sia all’andata che al ritorno. Probabilmente molti di noi guarderanno l’altro lato della carreggiata per individuare qualcuno con la maglia uguale alla nostra che ci precede oppure se siamo stati tanto bravi che ci segue. In ogni caso quello che è certo è che arrivati alla fine del rettilineo ci sarà un giro di boa e voltando le spalle al grosso arco trionfale che domina la piazza di fronte a noi, torneremo verso il centro città. Quell’arco a molti ricorderà l’Arco di Trionfo di Parigi. Effettivamente sono molto simili, ma almeno che la stanchezza non avrà preso il sopravvento ci verrà sicuramente in mente che non siamo in Francia, ma a Bucarest. Quindi è inutile perdere tempo a cercare con lo sguardo la Tour Eiffel! L’Arcul de Triumf di Bucarest è stato costruito nel 1878 per celebrare la vittoria dell’esercito rumeno sull’esercito turco e la successiva conquista dell’indipendenza. La struttura originale era costruita in legno e solo nel 1922 venne abbattuta per costruirne una in cemento progettata da Petre Antonescu. Anche questa struttura si deteriorò rapidamente e nel 1935 fu ristrutturata sul modello del più famoso Arco di Trionfo di Parigi. L’inaugurazione avvenne il 1° Dicembre 1936. Ogni anno si celebra la Festa Nazionale di Romania e una parata militare passa attraverso il monumento realizzato per celebrare la vittoria sui turchi e per ricordare le vittime della Prima Guerra Mondiale. Il monumentale arco può anche essere visitato all’interno visto che ospita anche un museo. La struttura è alta 27 metri e visto che praticamente andremo a sbatterci il naso è impossibile che non la vediate, ma non si sa mai… magari quelli più piccoli che si nascondono in mezzo alla calca…

Cosa c’entra la strada dello Stelvio con la Romania?! Ah, no… non è la strada dello Stelvio… questa è l’impronunciabile Transfăgărășan, cioè quella che i conduttori Jeremy Clarkson, Richard Hammond e James May della celebre trasmissione televisiva Top Gear hanno definito come “the most amazing road we have ever seen”, ovvero la più bella strada del mondo, meglio anche del Passo dello Stelvio! Beh, a me lo Stelvio piace, però forse anche questa strada ha un suo perchè con un susseguirsi incessante di curve che attraversano la catena montuosa dei Carpazi. La strada è stata costruita per volere del dittatore Nicolae Ceausescu (ndr. lo stesso del Palazzo del Parlamento, quello gigantesco… vi ricordate?) ed infatti è anche chiamata la Follia di Ceausescu. Lo scopo di questa impresa titanica realizzata tra il 1970 e il 1974 era permettere alle truppe romene di attraversare i Carpazi rapidamente in caso di un’invasione sovietica. Poco prima infatti l’Unione Sovietica aveva invaso la Cecoslovacchia e Ceausescu si era apertamente schierato contro i sovietici, perciò un’invasione non era poi così assurda a ben pensarci. La strada, lunga 152 chilometri si snoda attraverso riserve naturali, laghi glaciali, gallerie e viadotti e anche una diga artificiale e si inerpica fino ad oltrepassare i duemila metri di quota. Non è difficile immaginare perchè sia aperta soltanto nei mesi estivi… basta un po’ di immaginazione! Comunque per nostra fortuna la maratona non passerà di qui…

C’è sempre molta confusione quando si parla di Romania e forse conviene fare un po’ di chiarezza visto che tra qualche mese la visiteremo… Quanti di voi sono convinti che Rom e rumeni siano la stessa cosa? In tanti immagino, già… Beh, non è così! I rumeni sono gli abitanti della Romania e non hanno niente a che vedere con i Rom che sono invece una popolazione di origine indiana che nel corso dei secoli è emigrata verso l’Europa. Ce ne sono un po’ ovunque di Rom, in Italia, ma anche in Romania. Un Rom può essere un rumeno, ma se incontriamo un rumeno non per forza sarà un Rom. Ma chi sono i Rom? Sono nomadi, sono sporchi, rubano, sono violenti, imbroglioni, chiaroveggenti, mendicanti… Beh, non proprio! Anzi, queste sono quasi tutte bugie prive di fondamento… La storia della popolazione Rom è millenaria e la loro cultura molto più ricca di quel che pensiamo: molti di voi nemmeno sapranno che alcune delle nostre usanze le abbiamo rubate proprio alla cultura rom. Ad esempio vi piace fare il barbecue… beh, la cosa è sconcertante, ma non ce lo siamo inventati noi! E che dire del circo? Conosciamo tutti Moira Orfei… beh, sua nonna era una rom montenegrina!

Quindi, appurato che Rom e rumeni non sono la stessa cosa, prima di lasciarvi trarre in inganno dai politici e da chi parla a sproposito date un’occhiata a questo bell’articolo tratto dal sito di Focus (tempo di lettura 10 minuti) e pensate con la vostra testa: Chi sono i rom?

C’è anche un bel documentario del 2008 dal titolo volutamente provocatorio “Rom bastardo: un’indagine sul nuovo razzismo”. E’ un po’ datato, ma sempre attualissimo…

Non volete farlo? Peccato… Si dicono tante cose brutte sulla popolazione Rom senza sapere nulla della loro travagliata storia. Se invece non avete pregiudizi e volete conoscere qualcosa di più sulla cultura dei Rom, ma anche solo se volete vedere un bel film, vi consiglio questo capolavoro di Emir Kusturica del 1988 con le bellissime colonne sonore di Goran Bregovic: Il Tempo dei Gitani

Però ricordatevi non tutti i Rom sono rumeni e non tutti i rumeni sono Rom… se sbagliate è un po’ come dire che tutti i tirolesi sono italiani o che tutti gli italiani sono per forza di cose tirolesi! Fate attenzione!!

Sei un esperto in fatto di sport? Scopriamolo subito!

Ecco un quizzone sportivo per scoprire chi ne sa di più. Ovviamente tutte le domande riguardano la Romania, ma anche l’Inter, le Olimpiadi, il mondo dell’atletica e del tennis. Mettiti alla prova e scopri qual è il tuo livello di preparazione! Ma stai attento, se sarai bocciato dovrai sostenere un esame di recupero prima della maratona!! 

Comincia subito rispondendo alle domande qui sotto e quando avrai finito potrai condividere il risultato su facebook per vedere chi è il più esperto in fatto di sport!!

> INIZIA SUBITO IL QUIZ <

Nella storia del ventesimo secolo c’è una piccola pagina in cui si racconta un’impresa singolare, dimenticata e incredibile, destinata decenni dopo ad essere omologata anche nel Guinness dei primati.
Nell’estate del 1908, l’Europa era affascinata dal fenomeno dei globetrotter, viaggiatori improvvisati, autofinanziati, che partivano per improbabili viaggi. Il Touring Club francese propose un concorso inedito: il giro del mondo a piedi. I candidati potevano scegliere liberamente il percorso, ma dovevano attraversare ben 100.000 km! Inoltre, non potevano portare con sé denaro. Il premio era costituito da un franco per ogni chilometro percorso, per un totale di circa mezzo milione di euro di oggi.
In quel periodo si trovavano a Parigi, con una borsa di studio, anche 4 studenti rumeni, dicianovenni: Dumitru Dan, Paul Pârvu, George Negreanu e Alexandru Pascu. Due di loro studiavano geografia e gli altri due erano iscritti al Conservatorio. Già amici, erano abituati a lavorare, suonando e ballando, per mantenersi gli studi. Decisero di partecipare al concorso e proposero il loro itinerario spuntandola sui 200 progetti presentati da altrettanti sognatori.
Il leader del gruppo, Dumitru Dan, chiese ed ottenne dagli organizzatori due anni per terminare i preparativi. Tornarono in Romania e cominciarono i duri allenamenti: 45 km al giorno di marcia, scalate in montagna sia d’estate che d’inverno, allenamento con pesi per due ore al giorno. Studiarono intensamente cartografia, meteorologia, geografia e un po’ di medicina. Parlavano già francese, tedesco, inglese e spagnolo e ognuno di loro studiò una terza lingua, asiatica o slava. Quando tutto fu pronto, restava ancora un piccolo non trascurabile dettaglio: i soldi, come mantenersi! La decisione cadde sulla musica: avrebbero vissuto suonando, cantando e ballando brani della tradizione rumena.
Nell’aprile del 1910 partirono da Bucarest, insieme al loro cane Harap.
Nel primo anno toccarono ben 4 continenti e la strada verso la meta sembrava in discesa. Presto però la grande avventura mostrerà loro il suo lato drammatico. Nel secondo anno di viaggio Alexandru Pascu morirà per avvelenamento da oppio in India e due anni dopo, George Negreanu scomparirà cadendo in un precipizio tra le Montagne Nanling in Cina. Nel 1915, cinque anni dopo, Paul Parvu viene ricoverato in Florida per una cancrena alle gambe, conseguenza degli oltre 3000 km percorsi nel gelo della Siberia, subendo l’amputazione degli arti. Qualche mese dopo morirà anche lui. Il cane, Harap, rimarrà con lui in Florida.
Così, rimasto solo, Dumitru Dan decise di proseguire nel suo “maledetto” giro del mondo, ma, a meno di 5.000 km dalla meta dei 100.000 chilometri, fu fermato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Fu arrestato a Salonicco, da un ufficiale inglese, con l’accusa di spionaggio, dopo aver rinvenuto tra i suoi bagagli mappe e riviste da tutto il mondo.
Tornato in Romania dopo la guerra, completerà con testardaggine la sua avventura nel 1923, quando il Touring Club de France ricalcolò il percorso che ancora andava fatto per concludere il tragitto.
Dumitru sapeva bene che, in seguito alla grande svalutazione del franco post-bellica, il suo premio sarebbe valso meno della metà del suo valore iniziale, circa 40.000 franchi dell’epoca. Ma, in memoria dei suoi amici che persero la vita, volle comunque portare a termine la sua impresa, concludendola a Parigi il 14 luglio del 1923.
Percorse 100.000 km a piedi, attraversando cinque continenti, tre oceani, 7 mari, visitando 76 paesi e 1500 città, passando sei volte l’Equatore e consumando ben 497 paia di sandali!
Della sua impresa sono rimaste pochissime foto e un diario scritto durante il viaggio, mai pubblicato, custodito dall’unica figlia e con pochissimi estratti riportati su qualche rivista dell’epoca. Centinaia di pagine che parlano dei posti in cui si fermarono, descritti attentamente, con una profonda conoscenza di culture, tradizioni e abitudini. Racconti del modo in cui furono accolti, a Cuba, ad esempio, dove incontrarono il presidente dell’epoca, Mario Menocal, o alla Casa Bianca, quando insieme al suo compagno di viaggio, Paul Parvu, tenne un concerto di musica popolare, nel dicembre del 1914. Storie avventurose vissute ovunque, in Australia, quando camminando nella foresta, finirono nelle trappole che gli aborigeni avevano messo per catturare gli animali o in India dove furono accolti da veri eroi e gli fu offerto come alloggio l’albergo più lussuoso della capitale. A Teheran le loro esibizioni musicali ebbero un incredibile successo, contro i dettami religiosi persiani che vietavano di suonare uno strumento musicale, e la presenza dei quattro rumeni fu vista come un vero evento. A Rio de Janeiro il Diamantina Theatre Hall fece per giorni il tutto esaurito per il concerto di musica e balli tradizionali rumeni.
Dumitru Dan entrò nel Guinness dei primati nel 1985, anni dopo la sua morte, il primo uomo a compiere il giro del mondo a piedi.
Morì povero nel 1979, in Romania, e fu seppellito nel Cimitero degli Eroi, a Buzau. Non è facile trovare la sua tomba, perché sulla croce di ferro arrugginita si fa fatica ormai a leggere il nome. Dall’erba alta spuntano però un paio di sandali da contadino, gli ultimi che ha indossato nel suo viaggio di ritorno in patria.

Vi ricordate dove si trova l’Arco di Trionfo? Quello quasi uguale al suo omonimo di Parigi? Se siete stati attenti sicuramente sapete che lo troveremo a dieci chilometri dalla partenza della maratona, metro più metro meno… proprio dove il percorso compie un giro di boa per tornare verso il centro città. Quanti avranno già la lingua di fuori per la fatica? Durante la maratona non avremmo certo il tempo di visitarlo, però sappiate che proprio oltre l’Arco di Trionfo comincia il Parco Herastrau che ospita il particolarissimo Museo del Villaggio “Dimitrie Gusti”. Si tratta di un museo etnografico all’aperto che si estende sulle rive del lago che dà il nome al parco. Come si deduce abbastanza agevolmente dal nome stesso è incentrato sulle costruzioni rurali tipiche della Romania. La sua particolarità e popolarità è dovuta alla presenza di circa 300 diversi tipi di case e chiese di legno che sono state portate qui nel 1936 da ogni parte del Paese per illustarre la storia e le tradizioni dei villaggi contadini. Si tratta quindi di edifici originali, prelevati nel loro ambiente naturale ed inseriti in uno spazio che ricrea virtualmente alcuni momenti della vita di campagna rumena. I visitatori possono avvicinarsi alle case, varcare le soglie delle abitazioni e vedere all’interno come erano arredate e come vivevano le famiglie.
Una delle chicche del museo è la chiesa greco-cattolica proveniente dalla regione di Dragomiresti nei Carpazi: ha le pareti interne riccamente decorate. Costruita nel 1722 è stata smontata pezzo per pezzo per trasportarla fin qui e poi riassemblata. Un capolavoro!
Il Parco Herastrau ospita un’altra costruzione moooolto interessante. Ma forse è meglio che ve lo dico dopo la maratona, sennò a qualcuno potrebbe venire la tentazione di fermarsi a visitarla durante la gara… un piccolo indizio: si tratta di una birreria!

Se volete farvi un’idea del museo questo è il sito ufficiale: www.muzeul-satului.ro
Per la birreria invece… www.berariah.ro

Parlare della Romania significa anche parlare dei suoi artisti e c’è un’artista in particolare che mi ha colpito: Mihaela Noroc è una fotografa di 33 anni, nata e cresciuta a Bucarest. Negli ultimi sei anni ha viaggiato per il mondo fotografando oltre cinquecento donne. Tutti gli scatti sono raccolti in uno splendido libro The Atlas of Beauty, l’atlante della bellezza. In un’intervista per un giornale italiano Mihaela ha riso dicendo che sarà “ricordata come quella che non ha mai fotografato un uomo”.

Alla domanda “che cosa significa bellezza?” ha risposto così:

«È molto difficile da definire, non credo esista un tipo preciso di bellezza. Se guarda le mie foto – ho trascorso quattro anni a ritrarre 500 donne in 50 Paesi – quello che viene fuori è che ogni donna è bellissima e diversa dall’altra. Vorrei mostrare attraverso le mie immagini che dobbiamo avere la mente aperta quando parliamo di bellezza perché basta andare per strada, incontrare una mamma e una figlia, e rendersi conto di quello che è: già un momento perfetto. Lì c’è tanta bellezza. Non penso, infatti, che la bellezza sia quella che per decenni è passata attraverso i maggiori canali di diffusione, dobbiamo aprire le nostre menti. Ci sono ancora troppi casi di giovani ragazze che soffrono per quell’idea malsana di bellezza, perché vorrebbero rientrare in determinati parametri prefissati. Ma siamo tutti molto diversi: abbiamo colori diversi, desideri diversi, caratteri diversi, ed è tutto questo che influenza e rende unica la nostra bellezza. C’è bellezza in un sorriso, in una ruga, in un villaggio del Myanmar, su un grattacielo».

Se volete dare un’occhiata alle sue fotografie questo è il suo sito. Ogni foto è corredata da una descrizione su come, quando e dove è stata scattata e chi è la persona ritratta. Merita una visita! https://theatlasofbeauty.com

Qui sotto ci sono alcuni dei suoi scatti. Dopo aver scoperto chi è il maggior esperto in fatto di sport proviamo a vedere chi se la cava meglio in antropologia: dove sono state fatte le foto?

> INIZIA SUBITO IL QUIZ <

Prossimo aggiornamento: giovedì 18 luglio