SCOPRI BUCAREST

Come tutti ormai saprete quest’anno per la maratona sociale andremo a Bucarest in Romania. In questa sezione del sito pubblicheremo ogni settimana una curiosità sulla Romania e la sua capitale Bucarest per imparare a conoscere la nostra prossima meta: un conto alla rovescia lungo un’estate intera.

Alla scoperta della Romania
88%

La maratona di Bucarest partirà in via della Libertà proprio di fianco al Palazzo del Parlamento, meglio conosciuto come Casa Poporului. Si tratta della struttura più pesante al mondo (è nel Guinness dei Primati, giuro!!) ed è anche il secondo edificio più grande al mondo per estensione ed il terzo per volume. Se volete comprarlo costa circa 3 miliardi di dollari (tenete presente che però dovrete assumere un numero cospicuo di donne delle pulizie!!). Misura 270 metri x 240 metri, ha un’altezza di 84 metri, ma si estende anche sotto il suolo per 92 metri. Conta 1.000 stanze, 64 saloni e oltre 60 gallerie. Per costruirlo hanno utilizzato circa un milione di metri cubi di marmo della Transilvania, 3.500 tonnellate di cristallo, 480 candelieri, 1.409 luci e specchi, 700.000 tonnellate di acciaio e bronzo per porte e finestre, 900.000 metri cubi di legno per i parquet e per i rivestimenti, infine… 200.000 metri quadrati di tappeti di lana. Durante gli anni della sua ricostruzione ci fu una tale richiesta di marmo che le pietre tombali dovettero essere realizzate con altri materiali perché non ce n’era abbastanza per tutto. Circa un sesto della città fu raso al suolo per edificare questo pachiderma. Perciò, se siete abbastanza alti da vedere sopra le teste degli altri atleti alla partenza della maratona, guardate alla vostra sinistra… il Palazzo del Parlamento è quell’edificio grande! Se non siete abbastanza alti e non l’avete visto non preoccupatevi lo rivedrete da un’altra angolazione all’arrivo!

La Romania è la terra di Nadia Comaneci. Tutti sanno chi è Nadia Comaneci! Ma per chi non lo sa… è la prima atleta ad aver ottenuto un 10 perfetto nella ginnastica alle Olimpiadi di Montreal 1976 nelle parallele. Fino ad allora nessuno aveva mai immaginato potesse succedere una cosa simile, nemmeno i tabelloni elettronici che non erano programmati per assegnare un punteggio così alto. Il suo esercizio fu praticamente… perfetto! La minuta ginnasta rumena che si esibì davanti ad un pubblico incredulo aveva appena 14 anni 8 mesi e 6 giorni è la più giovane atleta ad aver vinto un alloro olimpico!) In quell’edizione dei Giochi Olimpici riuscì perfino a ripetersi altre sei volte con un punteggio perfetto e vinse altre due medaglie d’oro (concorso generale e trave) oltre ad un argento (nella prova a squadre) e un bronzo (nel corpo libero). Durante la maratona, quando sarete intorno al km 20,5 guardatevi intorno, nei pressi ci sarà una clinica per bambini che è stata finanziata e porta il nome di Nadia Comaneci. Se non credete che la perfezione possa esistere date un’occhiata al video della sua esibizione qui sotto:

Le Terme di Bucarest si trovano a 15 km dal centro città e sono le terme più grandi d’Europa! Tanto per dare i numeri… 250.000 mq di superficie, 9 piscine, 10 saune, 16 scivoli d’acqua, 800.000 piante tra cui palme ed orchidee (ce n’è addirittura una ultracentenaria proveniente dalla Cina!). Il complesso può ospitare fino a 4.000 persone. Che altro dire?! Ah, giusto… l’acqua è scaldata da un centinaio di schiavi che spalano carbone. No, scherzo…! viene estratta ad una profondità di 3.100 metri! Ci sono tre zone: The Palm è la zona principale del complesso, Galaxy è la zona divertimento con gli scivoli adatti sia ai bambini che a Nando ed infine Elysium è la zona wellness con diversi tipi di saune a varie temperature per il relax della mente e del corpo.

E’ ora di cominciare a parlare di qualcosa che ci interessa più nello specifico… la corsa. Chi conosce Tiberiu Useriu? Nessuno immagino! Tibi è un ultramaratoneta rumeno che ha vinto per tre anni consecutivi la gara più fredda, più dura e più ventosa del mondo: la 6633 Arctic Ultra! Già il nome spiega tutto… il traguardo è posizionato ad una latitudine di 66°33′ a nord dall’Equatore. Un posticino caldo caldo!! Ma quanto è lunga questa gara? Eh, taaaaaanto… 380 miglia (1 miglio = 1,609 km, quindi 380 miglia = 612 km) da percorrere in autosufficienza lungo il Circolo Polare Artico. Il buon Tiberiu ha vinto le edizioni 2016, 2017 e 2018 e detiene il record della gara con soltanto 172 ore e 50 minuti! Basta poco che ce vo… Ma la storia di Tiberiu Useriu non è fatta solo di corsa: rovistando fra le poche informazioni che si trovano su internet e che non siano in lingua romena si scopre una storia personale degna di un film hollywoodiano. Ci sarebbe anche un libro autobiografico 27 de pasi (sfortunatamente non è ancora stato tradotto in italiano…) in cui racconta la sua travagliata vita fatta di una condanna a 23 anni di carcere per rapine a mano armata e tentato omicidio scontata dietro le sbarre prima di riabilitarsi grazie alla corsa e ad alcuni progetti ambientali per la tutela del territorio. Uscito di prigione nel 2010 si è dedicato alla corsa arrivando appunto a vincere per tre anni consecutivi una delle gare più dure al mondo. A livello personale dirige un’organizzazione non governativa chiamata Tasuleasa Social che si occupa di vari progetti tra cui la riforestazione di alcune zone boschive, una scuola di escursionismo, la realizzazione della Via Transilvanica (www.viatransilvanica.com), un percorso di quasi mille chilometri attraverso la natura selvaggia della Romania e la Via Maria Theresia Marathon(www.via-maria-theresia.ro): una gara di trail con varie distanze (80 km, 42 km, 21 km, mountain bike e triathlon) attraverso le Calimani Mountains. Ma, tornando per un attimo a livello sportivo, Tiberiu ha corso quest’inverno un’altra garetta facile facile… la Yukon Arctic Ultra in Canada (oltre 700 chilometri!!). Peccato che non è finita proprio benissimo per lui… dopo due giorni di gara l’hanno trasportato in ospedale con un principio di congelamento ai piedi. Ma niente di cui preoccuparsi, parole sue… Ci riproverà il prossimo anno! Tiberiu ha fatto della corsa un modo per affrontare i propri demoni interiori e cacciarli via… o congelarli!

Forse non lo sapete, ma il più famoso rumeno della storia è… un vampiro! Niente di meno che Dracula! Il celebre conte della Transilvania nato dalla penna dello scrittore irlandese Bram Stoker è il protagonista di un’infinità di libri, videogiochi, film e perfino cartoni animati. Chi non ha letto il romanzo oppure non l’ha visto sul grande schermo interpretato da Bela Lugosi (Dracula, 1931) Christopher Lee (Dracula il vampiro, 1958) oppure da Gary Oldman nel più recente Dracula di Bram Stoker del regista Francis Ford Coppola (1992). E se non siete appassionati del genere horror avrete almeno visto la parodia Fracchia contro Dracula con Paolo Villaggio (1985) oppure Dracula morto e contento di Mel Brooks (1995). Ancora niente? Beh, allora proviamo con i cartoni animati… chi non ha visto Hotel Transylvania? Ok, ora ci siamo! Abbiamo capito di chi stiamo parlando… Quello che forse non sapete è che Bram Stoker ha preso in prestito il suo personaggio da una figura storica realmente esistiti: Vlad III di Valacchia. Ma chi era veramente Vlad III detto Dracula? E la sua terribile fama è giustificata? Avremo tempo per approfondire l’argomento, ma intanto se volete cominciare a conoscere meglio Dracula ecco alcuni film che potete gustarvi da qui a ottobre per familiarizzare con il personaggio, visto che andremo a casa sua a correre la maratona…

La settimana scorsa abbiamo lasciato una storia in sospeso: che era veramente Dracula? E perché la sua fama è tanto terribile? Partiamo dal presupposto che Vlad III di Valacchia detto Dracula sia vittima della più grande e meglio riuscita fake news medievale. E’ risaputo che Bram Stoker, lo scrittore irlandese che ha inventato il personaggio, per creare il conte Dracula prese spunto da alcuni pamphlet messi in giro dai mercanti sassoni di Transilvania che ce l’avevano con Vlad perché aveva tolto loro le esenzioni commerciali di cui avevano sempre beneficiato con i regnanti precedenti. Il loro intento era quello di screditarlo raccontando cose terribili sul suo conto: di lui dissero che si divertiva a torturare i suoi nemici, che impalava gli avversari e poi li guardava morire agonizzando, di lui dissero che provava un sadico piacere dal bollire e scuoiare i suoi prigionieri. Di lui dissero perfino che era un cannibale e che beveva il sangue delle sue vittime. Figlio del Diavolo dicevano che volesse dire il suo nome… Per carità, non era certo una stinco di santo, però…

Vlad III nacque in una cittadine al confine con la Transilvania chiamata Sighisoara nel 1431. Il padre Vlad II Dracul era reggente della Valacchia oltre che cavaliere dell’Ordine del Drago, un’istituzione creata per proteggere l’Europa cristiana dalle invasioni turche. Il drago era simbolo della lotta contro il male e proprio il drago entrò a far parte dello stemma di famiglia. Lo stesso Vlad III quando prese il potere assunse il nome di Dracula, ossia figlio del Drago (… altro che Diavolo, semmai tutto il contrario!). Quando il padre venne assassinato dai nobili locali che ambivano al potere, il giovane Vlad III fuggì a nord verso la Transilvania. Durante la sua fuga soggiornò per un breve periodo nel Castello di Bran (sito ufficiale: http://www.bran-castle.com), quello stesso castello che Bram Stoker scelse come casa per il suo vampiro. Al giorno d’oggi il Castello di Bran è uno dei luoghi più visitati dai turisti e ci si può perfino trascorrere la notte dormendo in una stanza con le bare al posto dei letti e nella notte di Halloween si può addirittura cenare con il conte Dracula in persona con le stesse pietanze che vengono servite nel romanzo al protagonista: pollo alla paprica. Vietato portare aglio e scattare selfie! I vampiri non si possono riflettere negli specchi e quindi in fotografia non vengono bene! Nella realtà Vlad III trascorse qui pochi giorni. Riorganizzate le forze Vlad marciò sulla Valacchia per riprendersi il trono e scelse la cittadina di Targoviste come sua capitale facendoci costruire una fortezza inespugnabile. Ma per consolidare il suo potere Vlad decise che non era sufficiente e così nella domenica di Pasqua del 1459 invitò tutti i nobili locali ad un banchetto. E da abile stratega qual era colse l’occasione per imprigionare tutti i suoi nemici in un colpo solo: ne fece impalare oltre cinquecento (terribile, eppure è vero! Era una pratica abbastanza comune in quei tempi e Vlad se ne servì per creare un’aura di terrorismo psicologico e per scoraggiare ogni altro nemico). Quelli che non finirono infilzati come spiedini furono obbligati a marciare nelle foreste della Transilvania fino al punto in cui Vlad aveva deciso di erigere una fortezza inaccessibile, il Castello di Poenari, il vero castello di Dracula. Oggi rimangono soltanto i ruderi, ma al massimo dello splendore occupava tutta la cima della montagna ed era praticamente  irraggiungibile. Fu costruito dai nobili che erano sopravvissuti al massacro di Pasqua ridotti in schiavitù. Dalla nuova fortezza poteva controllare le vie di comunicazione utilizzate dai sassoni di Transilvania, mercanti di origine germanica che si arricchivano alle spalle della popolazione locale. Appunto, quelli che hanno dato il via alla più grande fake news del Medioevo! Ma i problemi di Vlad erano ben altri: da sud incombevano i turchi ottomani che miravano alla conquista dell’Europa. Il piccolo regno di Valacchia era l’ultimo baluardo a difesa della cristianità. Fu proprio Vlad a fondare la città di Bucarest in questo periodo, come avamposto per frenare l’avanzata turca. Il nemico era molto più forte (per fare un paragone… uno qualunque del Marathon contro un keniano… su una maratona… vogliamo scherzare?!). Costretto a rifugiarsi nelle foreste della Transilvania compiva azioni contro i nemici volte a insinuare in loro il terrore e a fiancarne il morale: li attaccava di notte, avvelenava i pozzi, pagava perfino dei malati perché si insinuassero nell’accampamento nemico per diffondere le infezioni e cosa più terribile di tutte si lasciava alle spalle migliaia di nemici impalati, al punto che il comandante turco decise di ritirarsi. Alla fine comunque in un modo o nell’altro i turchi ebbero la meglio (di solito come finisce in questi casi? Ah, già… un traditore uccise Vlad III…). La sua testa fu tagliata e portata in ogni angolo dell’impero ottomano per celebrare la vittoria, mentre il suo corpo fu seppellito sull’isola monastero di Snagov, anche se c’è qualcuno convinto che la sua tomba sia vuota…

Quindi in fin dei conti Dracula è vittima di una bufala diventata secolare. E cosa più importante: noi andiamo a correre la maratona nella città fondata da Dracula!!

Torniamo al motivo per cui il 13 ottobre saremo a Bucarest, impegnati a far fatica per la sadica passione che ci lega al mondo della corsa: la maratona! Dopo 8,5 km circa, metro più, metro meno, comincerà un lunghissimo rettilineo di due chilometri da percorrere sia all’andata che al ritorno. Probabilmente molti di noi guarderanno l’altro lato della carreggiata per individuare qualcuno con la maglia uguale alla nostra che ci precede oppure se siamo stati tanto bravi che ci segue. In ogni caso quello che è certo è che arrivati alla fine del rettilineo ci sarà un giro di boa e voltando le spalle al grosso arco trionfale che domina la piazza di fronte a noi, torneremo verso il centro città. Quell’arco a molti ricorderà l’Arco di Trionfo di Parigi. Effettivamente sono molto simili, ma almeno che la stanchezza non avrà preso il sopravvento ci verrà sicuramente in mente che non siamo in Francia, ma a Bucarest. Quindi è inutile perdere tempo a cercare con lo sguardo la Tour Eiffel! L’Arcul de Triumf di Bucarest è stato costruito nel 1878 per celebrare la vittoria dell’esercito rumeno sull’esercito turco e la successiva conquista dell’indipendenza. La struttura originale era costruita in legno e solo nel 1922 venne abbattuta per costruirne una in cemento progettata da Petre Antonescu. Anche questa struttura si deteriorò rapidamente e nel 1935 fu ristrutturata sul modello del più famoso Arco di Trionfo di Parigi. L’inaugurazione avvenne il 1° Dicembre 1936. Ogni anno si celebra la Festa Nazionale di Romania e una parata militare passa attraverso il monumento realizzato per celebrare la vittoria sui turchi e per ricordare le vittime della Prima Guerra Mondiale. Il monumentale arco può anche essere visitato all’interno visto che ospita anche un museo. La struttura è alta 27 metri e visto che praticamente andremo a sbatterci il naso è impossibile che non la vediate, ma non si sa mai… magari quelli più piccoli che si nascondono in mezzo alla calca…

Cosa c’entra la strada dello Stelvio con la Romania?! Ah, no… non è la strada dello Stelvio… questa è l’impronunciabile Transfăgărășan, cioè quella che i conduttori Jeremy Clarkson, Richard Hammond e James May della celebre trasmissione televisiva Top Gear hanno definito come “the most amazing road we have ever seen”, ovvero la più bella strada del mondo, meglio anche del Passo dello Stelvio! Beh, a me lo Stelvio piace, però forse anche questa strada ha un suo perchè con un susseguirsi incessante di curve che attraversano la catena montuosa dei Carpazi. La strada è stata costruita per volere del dittatore Nicolae Ceausescu (ndr. lo stesso del Palazzo del Parlamento, quello gigantesco… vi ricordate?) ed infatti è anche chiamata la Follia di Ceausescu. Lo scopo di questa impresa titanica realizzata tra il 1970 e il 1974 era permettere alle truppe romene di attraversare i Carpazi rapidamente in caso di un’invasione sovietica. Poco prima infatti l’Unione Sovietica aveva invaso la Cecoslovacchia e Ceausescu si era apertamente schierato contro i sovietici, perciò un’invasione non era poi così assurda a ben pensarci. La strada, lunga 152 chilometri si snoda attraverso riserve naturali, laghi glaciali, gallerie e viadotti e anche una diga artificiale e si inerpica fino ad oltrepassare i duemila metri di quota. Non è difficile immaginare perchè sia aperta soltanto nei mesi estivi… basta un po’ di immaginazione! Comunque per nostra fortuna la maratona non passerà di qui…

C’è sempre molta confusione quando si parla di Romania e forse conviene fare un po’ di chiarezza visto che tra qualche mese la visiteremo… Quanti di voi sono convinti che Rom e rumeni siano la stessa cosa? In tanti immagino, già… Beh, non è così! I rumeni sono gli abitanti della Romania e non hanno niente a che vedere con i Rom che sono invece una popolazione di origine indiana che nel corso dei secoli è emigrata verso l’Europa. Ce ne sono un po’ ovunque di Rom, in Italia, ma anche in Romania. Un Rom può essere un rumeno, ma se incontriamo un rumeno non per forza sarà un Rom. Ma chi sono i Rom? Sono nomadi, sono sporchi, rubano, sono violenti, imbroglioni, chiaroveggenti, mendicanti… Beh, non proprio! Anzi, queste sono quasi tutte bugie prive di fondamento… La storia della popolazione Rom è millenaria e la loro cultura molto più ricca di quel che pensiamo: molti di voi nemmeno sapranno che alcune delle nostre usanze le abbiamo rubate proprio alla cultura rom. Ad esempio vi piace fare il barbecue… beh, la cosa è sconcertante, ma non ce lo siamo inventati noi! E che dire del circo? Conosciamo tutti Moira Orfei… beh, sua nonna era una rom montenegrina!

Quindi, appurato che Rom e rumeni non sono la stessa cosa, prima di lasciarvi trarre in inganno dai politici e da chi parla a sproposito date un’occhiata a questo bell’articolo tratto dal sito di Focus (tempo di lettura 10 minuti) e pensate con la vostra testa: Chi sono i rom?

C’è anche un bel documentario del 2008 dal titolo volutamente provocatorio “Rom bastardo: un’indagine sul nuovo razzismo”. E’ un po’ datato, ma sempre attualissimo…

Non volete farlo? Peccato… Si dicono tante cose brutte sulla popolazione Rom senza sapere nulla della loro travagliata storia. Se invece non avete pregiudizi e volete conoscere qualcosa di più sulla cultura dei Rom, ma anche solo se volete vedere un bel film, vi consiglio questo capolavoro di Emir Kusturica del 1988 con le bellissime colonne sonore di Goran Bregovic: Il Tempo dei Gitani

Però ricordatevi non tutti i Rom sono rumeni e non tutti i rumeni sono Rom… se sbagliate è un po’ come dire che tutti i tirolesi sono italiani o che tutti gli italiani sono per forza di cose tirolesi! Fate attenzione!!

Sei un esperto in fatto di sport? Scopriamolo subito!

Ecco un quizzone sportivo per scoprire chi ne sa di più. Ovviamente tutte le domande riguardano la Romania, ma anche l’Inter, le Olimpiadi, il mondo dell’atletica e del tennis. Mettiti alla prova e scopri qual è il tuo livello di preparazione! Ma stai attento, se sarai bocciato dovrai sostenere un esame di recupero prima della maratona!! 

Comincia subito rispondendo alle domande qui sotto e quando avrai finito potrai condividere il risultato su facebook per vedere chi è il più esperto in fatto di sport!!

> INIZIA SUBITO IL QUIZ <

Nella storia del ventesimo secolo c’è una piccola pagina in cui si racconta un’impresa singolare, dimenticata e incredibile, destinata decenni dopo ad essere omologata anche nel Guinness dei primati.
Nell’estate del 1908, l’Europa era affascinata dal fenomeno dei globetrotter, viaggiatori improvvisati, autofinanziati, che partivano per improbabili viaggi. Il Touring Club francese propose un concorso inedito: il giro del mondo a piedi. I candidati potevano scegliere liberamente il percorso, ma dovevano attraversare ben 100.000 km! Inoltre, non potevano portare con sé denaro. Il premio era costituito da un franco per ogni chilometro percorso, per un totale di circa mezzo milione di euro di oggi.
In quel periodo si trovavano a Parigi, con una borsa di studio, anche 4 studenti rumeni, dicianovenni: Dumitru Dan, Paul Pârvu, George Negreanu e Alexandru Pascu. Due di loro studiavano geografia e gli altri due erano iscritti al Conservatorio. Già amici, erano abituati a lavorare, suonando e ballando, per mantenersi gli studi. Decisero di partecipare al concorso e proposero il loro itinerario spuntandola sui 200 progetti presentati da altrettanti sognatori.
Il leader del gruppo, Dumitru Dan, chiese ed ottenne dagli organizzatori due anni per terminare i preparativi. Tornarono in Romania e cominciarono i duri allenamenti: 45 km al giorno di marcia, scalate in montagna sia d’estate che d’inverno, allenamento con pesi per due ore al giorno. Studiarono intensamente cartografia, meteorologia, geografia e un po’ di medicina. Parlavano già francese, tedesco, inglese e spagnolo e ognuno di loro studiò una terza lingua, asiatica o slava. Quando tutto fu pronto, restava ancora un piccolo non trascurabile dettaglio: i soldi, come mantenersi! La decisione cadde sulla musica: avrebbero vissuto suonando, cantando e ballando brani della tradizione rumena.
Nell’aprile del 1910 partirono da Bucarest, insieme al loro cane Harap.
Nel primo anno toccarono ben 4 continenti e la strada verso la meta sembrava in discesa. Presto però la grande avventura mostrerà loro il suo lato drammatico. Nel secondo anno di viaggio Alexandru Pascu morirà per avvelenamento da oppio in India e due anni dopo, George Negreanu scomparirà cadendo in un precipizio tra le Montagne Nanling in Cina. Nel 1915, cinque anni dopo, Paul Parvu viene ricoverato in Florida per una cancrena alle gambe, conseguenza degli oltre 3000 km percorsi nel gelo della Siberia, subendo l’amputazione degli arti. Qualche mese dopo morirà anche lui. Il cane, Harap, rimarrà con lui in Florida.
Così, rimasto solo, Dumitru Dan decise di proseguire nel suo “maledetto” giro del mondo, ma, a meno di 5.000 km dalla meta dei 100.000 chilometri, fu fermato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Fu arrestato a Salonicco, da un ufficiale inglese, con l’accusa di spionaggio, dopo aver rinvenuto tra i suoi bagagli mappe e riviste da tutto il mondo.
Tornato in Romania dopo la guerra, completerà con testardaggine la sua avventura nel 1923, quando il Touring Club de France ricalcolò il percorso che ancora andava fatto per concludere il tragitto.
Dumitru sapeva bene che, in seguito alla grande svalutazione del franco post-bellica, il suo premio sarebbe valso meno della metà del suo valore iniziale, circa 40.000 franchi dell’epoca. Ma, in memoria dei suoi amici che persero la vita, volle comunque portare a termine la sua impresa, concludendola a Parigi il 14 luglio del 1923.
Percorse 100.000 km a piedi, attraversando cinque continenti, tre oceani, 7 mari, visitando 76 paesi e 1500 città, passando sei volte l’Equatore e consumando ben 497 paia di sandali!
Della sua impresa sono rimaste pochissime foto e un diario scritto durante il viaggio, mai pubblicato, custodito dall’unica figlia e con pochissimi estratti riportati su qualche rivista dell’epoca. Centinaia di pagine che parlano dei posti in cui si fermarono, descritti attentamente, con una profonda conoscenza di culture, tradizioni e abitudini. Racconti del modo in cui furono accolti, a Cuba, ad esempio, dove incontrarono il presidente dell’epoca, Mario Menocal, o alla Casa Bianca, quando insieme al suo compagno di viaggio, Paul Parvu, tenne un concerto di musica popolare, nel dicembre del 1914. Storie avventurose vissute ovunque, in Australia, quando camminando nella foresta, finirono nelle trappole che gli aborigeni avevano messo per catturare gli animali o in India dove furono accolti da veri eroi e gli fu offerto come alloggio l’albergo più lussuoso della capitale. A Teheran le loro esibizioni musicali ebbero un incredibile successo, contro i dettami religiosi persiani che vietavano di suonare uno strumento musicale, e la presenza dei quattro rumeni fu vista come un vero evento. A Rio de Janeiro il Diamantina Theatre Hall fece per giorni il tutto esaurito per il concerto di musica e balli tradizionali rumeni.
Dumitru Dan entrò nel Guinness dei primati nel 1985, anni dopo la sua morte, il primo uomo a compiere il giro del mondo a piedi.
Morì povero nel 1979, in Romania, e fu seppellito nel Cimitero degli Eroi, a Buzau. Non è facile trovare la sua tomba, perché sulla croce di ferro arrugginita si fa fatica ormai a leggere il nome. Dall’erba alta spuntano però un paio di sandali da contadino, gli ultimi che ha indossato nel suo viaggio di ritorno in patria.

Vi ricordate dove si trova l’Arco di Trionfo? Quello quasi uguale al suo omonimo di Parigi? Se siete stati attenti sicuramente sapete che lo troveremo a dieci chilometri dalla partenza della maratona, metro più metro meno… proprio dove il percorso compie un giro di boa per tornare verso il centro città. Quanti avranno già la lingua di fuori per la fatica? Durante la maratona non avremmo certo il tempo di visitarlo, però sappiate che proprio oltre l’Arco di Trionfo comincia il Parco Herastrau che ospita il particolarissimo Museo del Villaggio “Dimitrie Gusti”. Si tratta di un museo etnografico all’aperto che si estende sulle rive del lago che dà il nome al parco. Come si deduce abbastanza agevolmente dal nome stesso è incentrato sulle costruzioni rurali tipiche della Romania. La sua particolarità e popolarità è dovuta alla presenza di circa 300 diversi tipi di case e chiese di legno che sono state portate qui nel 1936 da ogni parte del Paese per illustarre la storia e le tradizioni dei villaggi contadini. Si tratta quindi di edifici originali, prelevati nel loro ambiente naturale ed inseriti in uno spazio che ricrea virtualmente alcuni momenti della vita di campagna rumena. I visitatori possono avvicinarsi alle case, varcare le soglie delle abitazioni e vedere all’interno come erano arredate e come vivevano le famiglie.
Una delle chicche del museo è la chiesa greco-cattolica proveniente dalla regione di Dragomiresti nei Carpazi: ha le pareti interne riccamente decorate. Costruita nel 1722 è stata smontata pezzo per pezzo per trasportarla fin qui e poi riassemblata. Un capolavoro!
Il Parco Herastrau ospita un’altra costruzione moooolto interessante. Ma forse è meglio che ve lo dico dopo la maratona, sennò a qualcuno potrebbe venire la tentazione di fermarsi a visitarla durante la gara… un piccolo indizio: si tratta di una birreria!

Se volete farvi un’idea del museo questo è il sito ufficiale: www.muzeul-satului.ro
Per la birreria invece… www.berariah.ro

Parlare della Romania significa anche parlare dei suoi artisti e c’è un’artista in particolare che mi ha colpito: Mihaela Noroc è una fotografa di 33 anni, nata e cresciuta a Bucarest. Negli ultimi sei anni ha viaggiato per il mondo fotografando oltre cinquecento donne. Tutti gli scatti sono raccolti in uno splendido libro The Atlas of Beauty, l’atlante della bellezza. In un’intervista per un giornale italiano Mihaela ha riso dicendo che sarà “ricordata come quella che non ha mai fotografato un uomo”.

Alla domanda “che cosa significa bellezza?” ha risposto così:

«È molto difficile da definire, non credo esista un tipo preciso di bellezza. Se guarda le mie foto – ho trascorso quattro anni a ritrarre 500 donne in 50 Paesi – quello che viene fuori è che ogni donna è bellissima e diversa dall’altra. Vorrei mostrare attraverso le mie immagini che dobbiamo avere la mente aperta quando parliamo di bellezza perché basta andare per strada, incontrare una mamma e una figlia, e rendersi conto di quello che è: già un momento perfetto. Lì c’è tanta bellezza. Non penso, infatti, che la bellezza sia quella che per decenni è passata attraverso i maggiori canali di diffusione, dobbiamo aprire le nostre menti. Ci sono ancora troppi casi di giovani ragazze che soffrono per quell’idea malsana di bellezza, perché vorrebbero rientrare in determinati parametri prefissati. Ma siamo tutti molto diversi: abbiamo colori diversi, desideri diversi, caratteri diversi, ed è tutto questo che influenza e rende unica la nostra bellezza. C’è bellezza in un sorriso, in una ruga, in un villaggio del Myanmar, su un grattacielo».

Se volete dare un’occhiata alle sue fotografie questo è il suo sito. Ogni foto è corredata da una descrizione su come, quando e dove è stata scattata e chi è la persona ritratta. Merita una visita! https://theatlasofbeauty.com

Qui sotto ci sono alcuni dei suoi scatti. Dopo aver scoperto chi è il maggior esperto in fatto di sport proviamo a vedere chi se la cava meglio in antropologia: dove sono state fatte le foto?

> INIZIA SUBITO IL QUIZ <

Sicuramente vi sarete chiesti come mai la Romania, un Paese dell’Europa dell’Est circondato da popolazioni slave e magiare abbia un nome che ricorda così tanto la nostra capitale Roma?! Bisogna tornare indietro nel tempo quando Roma era caput mundi… L’attuale Romania è stata l’ultima provincia romana ad essere conquistata e la dominazione durata meno di due secoli ha lasciato un’impronta duratura sulla regione. Di quell’occupazione resta il nome di una nazione e una lingua, il rumeno che si sarebbe sviluppato nei secoli successivi, che è considerata una lingua romanza come l’italiano, lo spagnolo e il portoghese: basta pensare che nel suo lessico ha il 70% di parole di origine latina… vi accorgerete quando saremo a Bucarest che il rumeno e l’italiano non sono poi così dissimili, anzi… Della conquista dell’impero romano ci occuperemo in seguito, ma chi c’era prima dei romani in questa regione? Come si chiamava la Romania prima dell’arrivo delle legioni romane?
La Dacia era un potente stato in espansione con un temibile esercito ed un re Decebalo che era considerato un grande stratega. I daci erano un popolo estremamente preparato, difficile da sconfiggere e mai domo. Erano famosi per la bravura e il coraggio con cui affrontavano le battaglie e la morte, che era per loro un passaggio verso l’immortalità dell’anima. Ma soprattutto, la Dacia, era una regione ricca di oro e argento: l’equivalente odierno del petrolio! Giulio Cesare (proprio lui!) e Domiziano avevano provato ad invadere la Dacia, ma entrambi furono amaramente sconfitti. Non sono rimaste molte tracce di questo popolo fiero e indomito e quello che si sa lo si deve in larga parte ai resti della loro inespugnabile capitale nascosta tra le foreste della Transilvania: Sarmizegetusa. Eretta in cima ad una rupe alta 1200 metri, la città-fortezza è ancora avvolta nel mistero: un vero El Dorado per cacciatori di tesori, studiosi di esoterismo convinti che sia un portale di comunicazione con un mondo parallelo, archeologi e turisti. Il percorso per raggiungerla è ancora oggi affascinante ed impervio, proprio come doveva apparire ai soldati romani giunti fin qui per conquistarla.
Il modo migliore per conoscere la storia del popolo della Dacia, però, è leggere un gigantesco libro di pietra alto quanto un palazzo di dodici piani… non ci credete!? Se siete stati a Roma sicuramente l’avrete visto immerso nel paesaggio urbano senza neanche immaginare di aver di fronte una sorta di kolossal storico, paragonabile al film Il Gladiatore… sto parlando della Colonna Traiana!

A proposito, dell’antico popolo che occupava la Romania prima dell’arrivo dei romani è rimasta anche un’altra cosa… date un’occhiata in un parcheggio e sicuramente vi accorgerete di cosa sto parlando…

Vabbè, ve lo dico… c’è una casa automobilistica rumena che ha preso il nome proprio dall’antica regione della Dacia. È anche lo sponsor della squadra di calcio dell’Udinese!

I resti dell’antica capitale della Dacia: Sarmizegetusa

C’è un monumento che chiunque ha visitato almeno una volta nella vita Roma, sicuramente avrà visto perfettamente inserito nel paesaggio urbano, a pochi passi dall’Altare della Patria e dal Colosseo. Chiunque abbia visto la Colonna Traiana, ben difficilmente immagina di stare guardando un kolossal storico che ai giorni nostri potrebbe essere paragonato al film Il Gladiatore di Ridley Scott. La Colonna Traiana altro non è che un gigantesco libro di pietra alto quanto un palazzo di dodici piani. Ma cosa racconta con i suoi bassorilievi? E soprattutto, cosa c’entra tutto questo con la Romania?
La Colonna Traiana fu fatta costruire dall’imperatore Traiano con l’oro e l’argento proveniente dalla Dacia per raccontare la conquista di quella regione attraverso le due campagne militari che tra il 101 e il 106 d.C. videro impegnato più della metà del potenziale bellico dell’impero romano.
Per poter leggere la Colonna ci sono tre possibilità: recarsi a Roma e ottenere il permesso di avvicinarsi al monumento con un cestello ed una gru (impossibile almeno di non essere Alberto Angela!), recarsi al Museo della Civiltà Romana, sempre a Roma, che custodisce le 125 tavole dei calchi realizzati da Napoleone (peccato che sia chiuso da qualche anno per lavori!) oppure visitare il Museo Nazionale di Storia di Bucarest (e qui non occorre essere Alberto Angela!) che custodisce i calchi realizzati dagli artigiani vaticani negli anni ’40. Questo è il sito del museo se volete curiosare un po’: https://www.mnir.ro
Ma torniamo alla Colonna Traiana e alla storia della conquista della Dacia da parte dell’imperatore Traiano…
Si trattò di una guerra sanguinosa durata oltre cinque anni, in cui morirono migliaia di legionari romani e altrettanti daci, molto complicata, perchè il nemico era estremamente preparato, difficile da sconfiggere e mai domo. Attratto dalle numerose miniere d’oro e d’argento della regione, l’imperatore Traiano decise di conquistarla. Basta pensare che la vittoria fruttò a Roma oltre 350 tonnellate di oro e argento!!

La storia del tesoro dei daci merita di essere raccontata perchè ha dell’incredibile. Il re dei daci Decebalo consapevole di essere ormai stato sconfitto decise di nascondere il suo tesoro deviando il corso di un fiume per scavare una buca in cui seppellirlo in maniera tale che i romani non l’avrebbero mai trovato. Una volta riportato il fiume sul suo corso il tesoro sarebbe scomparso per sempre. I romani trovaro il tesoro soltanto grazie ad una soffiata di un soldato dacico vicino al re Decebalo di nome Bicilis. Dal nome del traditore è nata anche una parola rumena, bicisnic, che indica un “uomo senza onore, traditore e leccapiedi”.

È proprio grazie a questo tesoro se a Roma si possono ammirare ancora monumenti come la Colonna Traiana, progettata dall’architetto di Traiano, Apollodoro di Damasco lo stesso che durante la prima campagna militare in Dacia costruì il più grande ponte dell’epoca, il Ponte di Drobeta, sul Danubio. Un’impresa ingegneristica senza precedenti che dette il via alla campagna militare: attraversato il Danubio le legioni romane cominciarono l’invasione che nel giro di cinque anni li portò ad assediare la capitale nemica, Sarmizegetusa. Piuttosto che cadere prigioniero il re Decebalo preferì tagliarsi la gola: fu la fine della guerra, del popolo dacico rimaneva ben poco, spazzato via dalle legioni romane, una macchina da guerra così ben rodata da essere quasi invincibile.

C’è un’antica leggenda che racconta la nascita del popolo rumeno secondo la quale Traiano durante la sua campagna di conquista si innamorò Dochia, la figlia del re Decebalo. Quando la vide alta, esile, capelli lunghi, occhi chiari, astuta e coraggiosa, rimase folgorato. L’imperatore volle prendere in sposa le principessa, ma lei rifiutò e decise di scappare sulle montagne dei Carpazi, dove solo i daci riuscivano ad inoltrarsi senza smarrirsi. La ragazza abbandonò i suoi abiti regali e si vestì con un saio da pastore per non farsi riconoscere. L’imperatore la raggiunse e cercò di fermarla. Dochia allora chiese aiuto al dio Zamolxis che la trasformò in pietra. Traiano disperato le mise una corono in testa e la dichiarò comunque sua regina.

Ma chi meglio di Alberto Angela può raccontare la storia della Colonna Traiana? Questo è un documentario tratto da Ulisse – Il piacere della scoperta che “racconta” proprio della Colonna. È lungo, ma veramente interessante:

IL RACCONTO SEGRETO DELLA COLONNA TRAIANA

C’è una terra in Romania dove la gente dei villaggi non teme la morte. I contadini, qui nel Maramures, sanno che è un evento naturale. Come la neve e il sole, come la pioggia e il vento dei Carpazi. Nel Maramures non si muore: si dorme in pace; un antico retaggio degli antichi Daci che credevano nell’immortalità dell’anima e nel passaggio ad una vita migliore dove ad attenderli ci sarebbe stato il loro dio Zamolxes. Lo sapeva bene anche Stan Ion Patras, un contadino e falegname che viveva a Sapanta, villaggio di frontiera della Romania più remota e più bella. L’Ucraina è appena al di là del fiume Tisa. Patras ha compiuto un miracolo: è riuscito a rendere bella la morte, a sdrammatizzarne la tragedia, a regalare sorrisi a chi veglia la tomba di una persona cara, a trasformare il ricordo triste di qualcuno che non c’è più in un attimo di gioia improvvisa. Patras scolpì la sua prima croce felice nel 1934: raccontava con un bassorilievo inciso nel legno di quercia e con un epitaffio dolce e ironico, la vita passata di un uomo e di una donna… oggi sono oltre 800 le croci-scultura, dall’intenso color azzurro conosciuto come l’azzurro di Sapanta, che popolano un cimitero unico al mondo, il cimitero felice, dichiarato addirittura Patrimonio Mondiale dell’Unesco. 

Le croci del cimitero di Sapanta sono allineate una a fianco dell’altra. Alberi di mele sono cresciuti fra le tombe. Questa è davvero una Spoon River sulle sponde del fiume Tisa, qui dove finiscono i Carpazi. Stan Patras ha raccontato, scolpendo le sue croci la storia, la cronaca, la vita e la leggenda di un paese: storie di contadini, pastori, boscaioli, minatori… Patras aveva ironia e memoria. E sapeva ascoltare, nei giorni delle veglie funebri, i racconti di parenti e amici. Tornava a casa e ritraeva il defunto per ciò che era stato in vita, facendo di queste storie delle sculture in bassorilievo dai colori luminosi e accompagnate da epitaffi di antica saggezza contadina. Nei primi tempi non scolpiva mai più di dodici croci all’anno. Poi ogni abitante di Sapanta si rivolse a lui per avere la propria croce. Patras diceva: “Era come se vedessero la morte da un altro punto di vista”. In oltre quarant’anni ha regalato bellezza alla fine della vita di moltissime persone. Alla sua morte, nel 1977 il suo posto venne preso da uno dei suoi allievi, Dumitru Pop. Anche lui va alle veglie funebri, anche lui fa seccare le assi di quercia per almeno due anni prima di scolpirle, anche lui ha imparato i segreti di quel blu, ottenuto da colori vegetali, che trasforma le croci in un cimitero felice. Vive nella stessa casa di Patras, ma non ha più allievi: solo due assistenti, ultima speranza per far sopravvivere la tradizione del cimitero di Sapanta.

(articolo di Andrea Semplici tratto da Erodoto108 n°22)

La regione di Maramures si trova nel nord della Transilvania, al confine con l’Ucraina, ed è un’area molto montuosa, ricca di boschi e di valli. Vivere nel Maramures significa immergersi in un paesaggio mozzafiato, in un mondo mitologico e dalle tradizioni più antiche della Romania. Nella regione si trovano anche eccezionali artigiani del legno e le famose chiese lignee costruite senza l’uso di chiodi ma solamente ad incastro. Dorin Mihai e Sorin Onisor sono due fotografi che hanno realizzato degli splendidi reportage del Maramures: ecco alcuni dei loro scatti tratti dai loro siti ufficiali: www.sorinonisor.ro / www.dorinmihai.com

La Cascata Bigar sembra uscita da una fiaba…

La leggenda narra di una donna che non riusciva ad avere figli. Una notte le apparve in sogno una maga che viveva nel Regno della Malinconia Ritrovata che la mandò alla sorgente miracolosa sotto la rupe dei due mondi. “Se bevi quest’acqua, avrai presto una bambina a cui però sarà proibito innamorarsi, se lo farà, morirà” avvertì la maga. La donna andò alla sorgente e dopo qualche tempo diede vita ad una bambina di una bellezza unica che diventò una splendida ragazza. All’oscuro del sortilegio della maga, la giovane si innamorò di un ragazzo di nome Bigar. Quando il padre venne a saperlo, la rinchiuse in una grotta.
La maga, sentendo i suoi lamenti disperati per l’amore perduto, decise di aiutarla: le disse che avrebbe trasformato i suoi lunghi capelli in una cascata che si sarebbe riempita con le sue lacrime. Attirato dal rumore dell’acqua che scorreva il ragazzo avrebbe sentito il suo richiamo e l’avrebbe trovata. “Lui morirà annegato nelle tue lacrime e così vi incontrerete nel Regno della Malinconia Ritrovata, l’unico luogo dove potrete vivere il vostro amore e dove il sortilegio finisce”, concluse la maga.
La leggenda racconta che Bigar raggiunse la cascata, sedotto dal canto struggente delle sue acque e si gettò tra le braccia della sua amata, rimanendo uniti per l’eternità.

La cascata Bigar si trova in una zona splendida, facilmente accessibile con una collocazione molto particolare: è situata esattamente a metà strada tra l’Equatore e il Polo Nord sul 45° parallelo. E’ una delle principali attrazioni turistiche della Transilvania, nella provincia di Caras Severin, sui monti Anina. E’ una zona carsica con un’elevata presenza di rocce calcaree: l’acqua sorge a 200 metri d’altitudine, filtra all’interno delle rocce, creando fiumi sotterranei ed infine nei pressi della cascata si getta nel fiume sottostante cadendo con un luccichio brillante da una roccia coperta di muschio: appunto, la cascata Bigar, quella creata dalla maga!

Quale posto migliore per trascorrere la serata al termine della maratona di un ristorante tradizionale capace di soddisfare i sogni e i desideri di ogni carnivoro? Stiamo parlando del Caru cu Bere, un locale tradizionale situato nel quartiere di Lipscani, precisamente in Stavropoleos Street dall’altra parte del fiume rispetto all’enorme Casa Poporului. Questo è uno dei locali più famosi di Bucarest oltre ad essere una delle più antiche beerhouse della città: https://www.carucubere.ro/en/

Se invece preferite un posto più tranquillo, quello che fa per voi è il ristorante Hanu’ lui Manuc, un antico caravanserraglio che deve il suo nome ad un mercante armeno Manuc Bey (1769-1817) che lo fece costruire. Si tratta di un’antica locanda con un ampio cortile interno riadattata a ristorante tipico. L’Hanu’ lui Manuc ha conservato anche la sua funzione originale e ancora oggi ospita un albergo con numerose stanze.Lo trovate sempre nel quartiere Lipscani in Franceza Street: https://www.hanumanucrestaurant.ro/en

Dovrete camminare un po’ di più, ma ne varrà sicuramente la pena per vedere invece una delle birrerie più grandi d’Europa. La Beraria H si trova sulle rive del lago Herastrau, proprio vicino al Museo del Villaggio. Potrete assaggiare diverse tipologie di birra, mangiare abbondanti piatti a base di carne e ascoltare musica dal vivo. E’ rimarrete sicuramente stupiti dalle dimensioni davvero esagerate del locale: https://www.berariah.ro/en

Catalina, una vita sotterranea…

Un fotografo e antropologo italiano esplora il sottosuolo di Bucarest, dove vivono decine di senzatetto.

Massimo Branca ha incontrato per la prima volta Catalina nel 2013, quando lei aveva 17 anni. “Sorrideva sempre con cautela e un po’ di vergogna, perché un paio di anni prima aveva perso i denti davanti“, racconta il fotografo. “Più guardavo i suoi grandi occhi neri e più mi sembravano misteriosi. Ci ho messo molto per capire quanto aveva sofferto nella sua breve vita“. Al tempo, Catalina viveva con un gruppo di senzatetto dentro, intorno e soprattutto sotto la Gara Nord, la più grande stazione di Bucarest, la capitale della Romania. Abbandonata in ospedale alla nascita, era cresciuta in orfanotrofio fino all’età di sei anni, poi era stata ricongiunta alla sua famiglia; ma a 12 anni era scappata di casa e a 13 aveva cominciato ad assumere droga per via endovenosa.
Branca ha fotografato la vita di Catalina nell’ambito di un progetto più vasto, “Under the Surface“, che intende documentare la vita degli abitanti dei tunnel di Bucarest. Caldi, umidi, stretti, i tunnel furono scavati all’epoca della dittatura comunista di Ceausescu nell’ambito di un progetto per il riscaldamento centralizzato della città. Oggi fanno da casa a diverse generazioni di ragazzi di strada o clochard che vi accedono attraverso piccoli buchi nel terreno.
Branca ha esplorato i tunnel per la prima volta nel luglio 2013, dopo aver ricevuto l’autorizzazione del loro leader di fatto, un uomo che si fa chiamare Bruce Lee e che controlla tutti gli aspetti della vita sotterranea, comprese le forniture di cibo e di elettricità. Branca lo ha convinto che assieme al suo collega non voleva realizzare un rapido reportage, ma analizzare da un punto di vista antropologico i rapporti sociali di tra gli abitanti del sottosuolo.
In inverno, fino a 40 persone si ammassano in un tunnel di pochi metri quadrati per restare al caldo. “Voglio che la gente capisca come si vive per strada, e che diventi più aperta e tollerante verso i senzatetto, qui o altrove“, racconta Branca. “Voglio che il pubblico riesca a immaginare com’è la vita nel sottosuolo, senza avere gli occhi annebbiati dalla pietà, dai pregiudizi o dalla paura“. Secondo Branca, gran parte degli abitanti dei tunnel soffrono di tubercolosi, epatite o Aids, e sono dipendenti da droghe come l’eroina, il mefedrone o l’Aurolac, una vernice argentata che viene messa in buste di plastica e inalata. Quasi tutti finiscono nei tunnel per mancanza di stabilità in famiglia: molti sono orfani, o sono stati cacciati di casa dopo aver contratto il virus HIV, o sono scappati da una storia di povertà o abusi.
Branca sostiene di non puntare allo shock con il suo lavoro. Vuole che chi guarda le sue foto provi comprensione e compassione per le persone che vi compaiono: la gente come Catalina, dice, è degna di empatia e di amore. “Credo che immagini scioccanti allontanerebbero ancora di più la gente comune da queste persone, e il mio scopo è esattamente il contrario“, continua il fotografo. “Voglio che chi guarda capisca che anche lui potrebbe ritrovarsi in quella situazione, e cambi atteggiamento verso questo tipo di problemi“.
Pur tenendo al suo ruolo di osservatore neutrale, Branca ha provato ad aiutare Catalina. Nel gennaio 2014 la ragazza svenne per aver respirato esalazioni nocive da un generatore difettoso e si procurò una brutta ustione a una gamba urtando contro una conduttura. Il fotografo la portò in ospedale, e in seguito in una casa famiglia, dove lei riuscì a stare lontana dalla droga per qualche settimana e gli giurò che avrebbe smesso per sempre.
Durante il suo periodo “pulito” Catalina mangiava e dormiva per gran parte del tempo, cercando di alleviare i sintomi dell’astinenza. Ma dopo un po’ la ragazza implorò il fotografo di riportarla nei tunnel, e nel giro di poche settimane ricominciò a drogarsi.
Ho provato in tutti i modi ad aiutarla“, dice oggi Branca. “Per me era diventata una persona a metà strada tra una sorella e una figlia. Sapevo che non era in buona salute, ma tanti altri abitanti dei tunnel stavano molto peggio di lei. Era molto indipendente, e non ho mai pensato alla possibilità che morisse“.
Ma il 28 maggio 2014, un mese dopo aver compiuto 18 anni, Catalina è morta. Il referto ufficiale parla di arresto cardiorespiratorio; in realtà a ucciderla sono stati l’AIDS e un’infezione che da una vena in cui si era iniettata la droga, ha viaggiato fino al cervello.

Il reportage completo di Massimo Branca lo potete trovare sul suo sito internet. Dategli un’occhiata, perchè è veramente molto interessante: http://www.massimobranca.com/insideoutsideunderbucharest

… e Miloud Oukili, il clown dei bimbi sperduti di Bucarest

Se volete approfondire la realtà degli abitanti del sottosuolo di Bucarest allora non potete perdervi questo film del 2008 che racconta la vera storia di Miloud Oukili, il clown dei bimbi sperduti di Bucarest: Pa-ra-da
https://www.youtube.com/watch?v=nycDOfxJQS0

Miloud Oukili è un’artista francese che ha creato la fondazione Parada con lo scopo di recuperare i bambini e i ragazzi che vivono nei sotterranei di Bucarest attraverso spettacoli e teatri di strada. Ecco il sito della fondazione: www.parada.it

Questa volta parliamo di quella volta che a Bucarest spostarono le chiese. Vi ricordate della prima curiostità che abbiamo scoperto sulla Romania? Quell’enorme edificio che è entrato nel Guinness dei record per essere uno dei più grandi al mondo? Stiamo parlando ovviamente del Palazzo del Parlamento. Negli anni Ottanta per fargli posto venne completamente ridisegnato il centro di Bucarest: circa novemila edifici tra case, chiese e sinagoghe furono distrutti per volere del dittatore Nicolae Ceausescu. I lavori per la mega-struttura richiesero la demolizione di 7 chilometri quadrati di edifici e il trasferimento di oltre 30mila residenti. Non tutti gli edifici del centro però furono demoliti: grazie all’intervento di un ingegnere civile si salvarono diverse chiese, una banca, un ospedale e alcuni condomini.
Un giorno, mentre si trovava nell’area che sarebbe stata demolita, Eugeniu Iordachescu vide una bellissima chiesa e cominciò a chiedersi come avrebbe potuto evirtarne la distruzione. Ne discusse con i suoi colleghi ingegneri, che però gli diedero del pazzo. Poi un giorno ebbe un’idea guardando un cameriere che portava un vassoio pieno di bicchieri. Capì che il segreto per evitare che i bicchieri si rompessero stava nel vassoio e iniziò a progettare un vassoio adatto a trasportare gli edifici. Il procedimento era più o meno questo: venivano tagliate le antiche fondamenta, l’edificio veniva sollevato per infilarci sotto il vassoio. A quel punto veniva imbragato il tutto e attraverso un sistema di rotaie e pulegge – qualche metro all’ora – veniva trascinato nella nuova sede. La strada e la logistica dello spostamento dovevano essere pianificate in anticipo, poiché sarebbe stato impossibile intervenire lungo il percorso. Il progetto di Iordachescu fu approvato nonostante i molti scetticismi iniziali. Il primo edificio spostato fu una chiesa del diciottesimo secolo, la Schitul Maicilor: pesava 745 tonnellate e fu ricollocata a 245 metri dalla sua sede originale. L’equipe di Iordachescu riuscì anche a spostare una chiesa del sedicesimo secolo con tanto di campanile, un monastero di 9mila tonnellate che venne spostato di 24 metri e addirittura alcuni condomini, a volte con le linee dell’acqua e del gas ancora collegate. Alla fine le chiese salvate dalla demolizione furono dodici e ancora oggi si possono ammirare nascoste tra gli edifici sorti attorno al Palazzo del Parlamento. Per la sua impresa Iordachescu fu soprannominato l’angelo custode delle chiese e fu insignito della massima onorificenza del patriarcato ortodosso.

La matematica è una scienza esatta, la Storia invece è una scienza relativa. E’ risaputo (e se non lo sapevate, adesso lo sapete) che la Storia con la S maiuscola viene scritta SEMPRE dai vincitori e mai dagli sconfitti. Avete mai letto un libro dei Cartaginesi? Oppure una storia della scoperta dell’America scritta da un azteco? No, non in questo universo… Se cercassimo informazioni di uno dei periodi più controversi della storia rumena facendo affidamento a quello che dice la maggior parte di libri, documentari, blog e articoli di giornale ci faremmo un’idea di Nicolae Ceausescu decisamente tetra: un dittatore megalomane responsabile delle più scellerate crudeltà immaginabili. Questo vi avrei scritto… poi però mi è venuto in mente un documentario sull’argomento visto da bambino (ancora non potevo capirci niente di politica…) in cui il reportage sugli ultimi giorni di vita del dittatore rumeno e della moglie Elena (allerta spoiler!!) con tanto di processo farsa e fucilazione finale, mi aveva lasciato un senso di insoddisfazione, come se le cose fossero andate nel verso sbagliato, come se la Storia non dovesse essere raccontata così. Allora (per una volta google è risultato utile!!) ho cercato informazioni sui siti che apparentemente raccontavano la Storia mettendola sottosopra. Eh, beh… vista a testa in giù tutta la faccenda assume contorni diversi.

Potrei scrivere per ore intere sull’argomento, ma tanto nessuno di voi lo leggerebbe. Nemmeno io leggo i post e gli articoli più lunghi di cinque minuti, già così è una bella soglia di attenzione!! Perciò se proprio vi interessa conoscere la Storia… beh, in base alle vostre convinzioni politiche e sociali potete leggere questi articoli.

(oppure potete leggerli tutti, fare le vostre valutazioni e poi decidere da soli quale possa essere la Storia… tanto tutto è relativo…)

Se avete una leggera inclinazione di sinistra, siete comunisti, socialisti… se vi piace Che Guevara o Karl Marx potete leggere questi articoli:

http://www.palermoparla.news/2017/06/20/ceausescu-una-storia-da-riscrivere/

https://dirittointernazionaleincivica.wordpress.com/2016/06/26/la-messinscena-va-in-onda/

http://noicomunisti.blogspot.com/2016/12/la-romania-di-ceausescu-oltre-i-luoghi_14.html

https://www.romeninitalia.com/2012/10/ceausescu-menzogna-e-verita-sulla-fine.html

 

Se invece preferite stare a destra, siete capitalisti… beh, affari vostri… però allora è meglio che leggete questi articoli e lasciate stare gli altri, perchè non vi piacerebbero:

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/cos-vivevano-i-figli-diavolo-nella-romania-ceausescu-1494738.html

http://culturaromena.it/un-passato-che-non-si-dimentica/

https://www.vice.com/it/article/nn8zvz/vita-quotidiana-nella-romania-comunista

http://www.frontieratv.it/articolo.asp?id=301

C’è anche un documentario (però dipende sempre da che parte preferite stare, destra o sinistra?) Se volete dargli un’occhiata: Nicolae Ceausescu. Oro e sangue

https://youtu.be/Jp3SIQX1MXA

Per la nostra visita a Bucarest, Nicolae Ceausescu è importante perché è quello che ha fatto costruire quel mega palazzo che sta proprio di fronte al nostro albergo. Quello grande, grande… oltre il quale comincia la nostra maratona.

TRIVIA 22/25

Il quartiere Lipscani sarà moooolto probabilmente il posto dove passeremo la maggior parte del nostro tempo libero a Bucarest, perciò meglio cominciare a conoscerlo meglio. Si tratta del centro storico della città, miracolosamente scampato alla demolizione voluta da Ceausescu per far posto al Palazzo del Parlamento.

Fra i suoi vicoli e le sue stradine sono nascosti angoli di Bucarest molto caratteristici che in qualche modo ci lasciano assaporare la sua atmosfera gioiosa e di festa: qui si trovano pub, bar, ristoranti e caffetterie. Appena passata la mezzanotte il quartiere si trasforma in una discoteca; c’è l’imbarazzo della scelta. Si scende nei seminterrati come il Beluga Music & Cocktail (http://www.belugamc.ro), si sale con l’ascensore come al Nomad Sky Bar (https://www.nomadskybar.ro) oppure si attraversa il Pasajul Macca-Villacrosse, una galleria tra due palazzi con il tetto in vetro, molto rinomata tra gli avventori di narghilè.

Molti sono anche i ristoranti che affollano il quartiere: alcuni sono fra i più antichi della città, vi ricordate del Caru cu Bere? E sempre in zona c’è anche un antico caravanserraglio, l’Hanu’ lui Manuc. Oppure che ne dite di un locale turco in cui cenare guardando una danzatrice del ventre al Divan Restaurant(http://thedivan.ro). Altrimenti anche solo un gelato alla Cremeria Emilia (http://cremeriaemilia.ro)!

Una volta soddisfatto il nostro stomaco nel quartiere Lipscani possiamo nutrire anche i nostri appetiti culturali visitando il Monastero Stavropoleos, una chiesa ortodossa, gioiello dell’architettura rumena (guardatela dentro… come ogni chiesa ortodossa la vera bellezza non è tanto l’esterno quanto le decorazioni interne!). Lo stesso discorso vale anche per la piccola Chiesa Cretulescu. A pochi passi dal caravanserraglio di cui parlavamo in precedenza si trova Curtea Veche, i resti dell’antica corte fatta costruire dal principe Vlad Tepes III, anche conosciuto come…? Già, Dracula!

Siete più tipi da museo!? Non preoccupatevi, ci sono anche quelli… il Museo di Storia Nazionale(https://www.mnir.ro) conserva una copia dei calchi della Colonna Traiana di Roma (giusto per sentirvi un po’ a casa…). Siete belli strani, però se vi piace il genere c’è anche il Museo del Kitsch (https://kitschmuseum.ro).

E quando sarete stufi… a poca distanza c’è il Parco Cismigiu per qualche passeggiata rilassante. O che so, magari per una corsetta!

Prossimo aggiornamento: giovedì 19 settembre