Categoria: Articoli Marathon

I gatti, i rami d’ulivo e la maratona di Atene

Siete mai stati all’Acropoli di Atene?
Se la risposta è sì, allora avrete sicuramente notato i gatti che gironzolano tra le colonne doriche che un tempo sostenevano il tetto del Partenone.
Se invece la risposta è no, allora fidatevi, ce ne sono veramente tanti: non solo nel sito archeologico più importante della Grecia, ma in tutta la città. Ce ne sono tantissimi neri, ma ce ne sono di ogni tipo, razza e colore. 
La guida che ci ha accompagnato a visitare la città ci ha fornito una dettagliata spiegazione del motivo per cui sono così numerosi, ma all’interpretazione “scientifica”, io ne preferisco una più romantica… qualcuno ha suggerito che quei gatti fossero le anime dei soldati ateniesi morti in battaglia. 
Senza sforzare troppo la mente, mi immagino quelle anime mentre tornano a casa a piedi dal campo di battaglia per tornare in vita con le sembianze di gatti che si mettono a protezione della loro città e dell’Acropoli. 
Io sono abituato ai miei gatti, che hanno paura anche della loro ombra. 
Quelli ateniesi, invece, se ne stanno pacifici a fissarti, come se sapessero benissimo che lì, i padroni, sono loro! 
Evidentemente non hanno paura… forse perché hanno il coraggio dei soldati ateniesi che combatterono contro Sparta e prima ancora contro i temibili Persiani di Dario. 
Bisogna stare attenti con i giochi di parole, perché parlando di gatti il termine “persiano“ assume tutto un altro significato.
Ad ogni modo mi sono chiesto se fra quei micioni ce ne fosse anche uno che si chiamava Filippide come il messaggero che nel 490 a.C. corse dal campo di battaglia di Maratona fino ad Atene per portare la notizia della vittoria dell’esercito contro i Persiani e per avvisare la città che il nemico sarebbe presto arrivato. 
Secondo la leggenda l’eroico soldato partì al termine della battaglia, dopo aver combattuto per oltre tre ore sotto al sole. Corse per tornare in città e morì subito dopo aver recapitato il suo messaggio di speranza. 
Quindi anche la sua anima si era meritata il diritto di tornare come gatto. 
Atene e Maratona sono lontane tra loro esattamente quarantadue chilometri. 
Un caso?! chiederete voi… 
Non proprio… 
Da quell’impresa il barone Pierre de Coubertin prese spunto per organizzare la prima maratona della storia: quella dei primi Giochi Olimpici dell’era moderna. 
Di Olimpiadi se ne parla in abbondanza in questi giorni, anche se quelle di cui parliamo noi sono mascherate di bianco. Il fuoco della fiamma olimpica però è lo stesso.
Quelle del barone non potevano che svolgersi in una sola città: Atene! Era il 1896… 
E dove si corse quella maratona?! 
Lungo il percorso originale dalle colline di Maratona fino allo Stadio Panathinaiko, un piccolo gioiello ai piedi dell’Acropoli che per gli appassionati di corsa italiani ha un sapore particolare ed è legato ad un nome: Stefano Baldini.
Tutti vorremmo essere Stefano ed entrare da vincitori in quello stadio come fece lui ai Giochi Olimpici di Atene 2004… 
Il problema è che non tutti siamo veloci come lui… 

Quest’anno il Marathon Club ha deciso di andare a correre la maratona ad Atene, non perchè volessimo cominciare a respirare in anticipo lo spirito olimpico… per quello ci sarà tempo tra qualche settimana.
No, piuttosto ad attrarci, è stata la coincidenza che questa fosse la quarantaduesima edizione della maratona di Atene: quarantadue è un numero che ricorre spesso nel nostro campo e che ha il significato particolare di allenamento, sfida, impegno, fatica, sofferenza, coraggio, soddisfazione, gioia, estasi, felicità… non per forza in quest’ordine. 
Quando il consiglio ha deciso di proporla non ci aspettavamo che avremmo dovuto far riservare un aereo intero solo per noi… si sono iscritte cinquantasei persone, poi ne abbiamo perse per strada alcune e alla fine siamo partiti in cinquantuno. 
Praticamente una delegazione olimpica!
Anzi, alle Olimpiadi ci sono delegazioni meno numerose della nostra.
Alle maratone sociali di solito ci sono alcuni accompagnatori, tanti iscritti alle distanze più brevi e soltanto un numero ristretto si lancia sulla maratona vera e propria. In questo caso il fascino della storia ha giocato un ruolo fondamentale e ha spinto la maggior parte a iscriversi alla gara più lunga, bella e affascinante del panorama sportivo. 
Ventisette maratoneti con tanti esordienti… alcuni molto giovani, ma affiancati dai soliti “vecchietti” ricchi di esperienza. 
Durante l’estate ognuno si è allenato a modo suo: qualcuno è andato in Africa sperando di diventare veloce come i kenyani, altri hanno percorso avanti e indietro la ciclabile di Livigno fino ad impararne a memoria ogni macchia sull’asfalto. Qualcuno ha corso sui sentieri, qualcuno in salita, qualcuno in discesa… qualcuno si è disperato quando ha visto il giorno della maratona avvicinarsi senza aver avuto il tempo di prepararsi. 
Qualcuno non si è proprio preparato… non mi vedete, ma ho alzato la mano. 
Avevo deciso di non fare la maratona prima ancora di partire per Atene. 
Non mi ero allenato, perché avrei dovuto farla?! 
Poi però ho visto lo Stadio Panathinaiko e mi sono detto che dovevo arrivarci… anche camminando, andava bene lo stesso. E così ho fatto: una lunga camminata di sette ore!
Lungo la strada da Maratona ad Atene c’erano tante persone ad applaudire e ad allungare ai corridori i rametti d’ulivo. L’ulivo è strettamente legato ad Atene perché è simbolo di pace e prosperità e secondo la leggenda è stato donato alla città direttamente dalla dea Atena. Anche a me allungavano i rametti d’ulivo, anche se ero fra gli ultimi… 
Davanti a me c’erano tutti gli altri atleti del Marathon Club. 
Vi racconterei come è andata, ma chi lo sa?! Nemmeno li ho visti! 
Proviamo però ad usare l’immaginazione e blocchiamo lo scorrere del tempo fermando la sabbia nella clessidra per passare sopra al percorso della maratona a volo d’uccello. Volando guardiamo in basso e cerchiamo le magliette bianche, gialle e blu del Marathon Club. Innanzitutto scegliamo una civetta per farci trasportare in volo… non è una scelta casuale: la civetta è un altro simbolo molto importante per la dea Atena. 
Siamo pronti!
Eccomi là, in fondo al gruppo. Quello che cammina sono io e qualche chilometro più avanti ci sono Cristina Flematti e i due Luciano: Ferrari e Trabucchi.
Senza perdere di vista i corridori, lanciamo lo sguardo all’orizzonte verso il mare, ma teniamolo stretto per non farlo volare via come un aquilone senza controllo. Tutto intorno ci sono le colline della campagna greca con salite leggere, ma che vanno sempre in su… una bella sfida se affrontate correndo una maratona. C’è sicuramente da fare fatica, per fortuna abbiamo le ali e possiamo volarci sopra!
Per un pelo non perdevamo Emanuela Zini, eccola lì, quasi in cima alla prima salita. 
Chi sarà il prossimo?
Ma certo, Leo Bormoliniaspetta, ma… dov’è Tiziano?! Sono partiti insieme, nella stessa griglia e anche senza averli visti possiamo immaginarli mentre confabulano prima dello start. Se c’è uno, l’altro non può essere troppo lontano. Rallentiamo il volo e cerchiamo meglio. Quella maglia bianca non può essere Tiziano, perchè chi l’indossa ha i capelli biondi e lunghi… è Donatella Barindelli. Andiamo poco più avanti, vediamo altre due divise del Marathon Club: uno è Cristiano Ponti e l’altro è proprio Tiziano Castellani!
Per fortuna l’abbiamo trovato; possiamo proseguire tranquilli e risalire il lungo serpentone che striscia verso Atene.
Ecco Nada Cusini che era partita insieme a Emanuela: lo so, perché le ho viste in griglia mentre ridevano e scherzavano in attesa del loro turno.
E giusto un chilometro più avanti due esordienti: Mattia Rodigari e Roberto Galli. Per loro è la prima maratona e viene naturale chiedersi cosa passa per la loro testa in questo momento. Dalla nostra prima volta è passato tanto tempo e i ricordi sono sbiaditi: per riaccenderli bisogna riviverli attraverso gli occhi di chi si ritrova in quella situazione oggi… ce lo faremo raccontare dopo!
Queste divagazioni ci hanno distratto e siamo andati troppo avanti: guardiamo indietro. Ci sono Norbertino Cusini e Daniele Gastaldini. Quanta “esperienza” in un solo colpo d’occhio! 
Fianco a fianco Elena Usai e Dario Viviani: sono partiti insieme, ma lungo la strada ognuno è andato per conto suo… come sempre ad un certo punto si sono riavvicinati e scommetto che arriveranno allo Stadio Panathinaiko insieme.
Gli esordienti stanno andando proprio bene, eccone uno: Giulio Rastelli. Certo, lui ha già corso la Valtellina Wine Trail, ma la maratona è un’altra cosa… 
E davanti a lui?! No, è impossibile! 
Ceno Cusini. Cosa ci fa tutto solo? Lui e Livio sono partiti insieme con l’idea di fare gara di coppia… cosa è successo?! Cerchiamo, cerchiamo meglio, ma del suo compagno nessuna traccia. 
C’è Miriam Coira alla prima trasferta con il gruppo e uno starnuto più avanti Marco Silvestri… scendiamo a chiedere se ha visto Livio… è più avanti – ci suggerisce. 
Ciao, Livio Castellani! Pensavamo di averlo perso, invece ci ha imbrogliato, cambiando compagno a metà gara… insieme a lui c’è Federico Cusini
Ormai dovremmo essere alla soglia delle quattro ore di gara. Ne mancano ancora alcuni all’appello… Forza, Emil Martinelli, corri che ti mancano pochi secondi per scendere sotto il muro delle quattro ore!! 
Finora di quelli che abbiamo visto nessuno ha migliorato il proprio personal best, ma siamo convinti che i prossimi ce la faranno. Sì, ne siamo sicuri! 
Andrea Martinelli e Greta Confortola. Bravi! Avessimo le mani applaudiremmo, ma con le ali non si riesce… 
Chi manca ancora?
Vediamo… Sergio Cusini e soprattutto, là, davanti a tutti Paolo Rodigari. Per essere un esordiente vola con le ali ai piedi come il messaggero degli dei Hermes. Per un pelo non riusciva a stare sotto la soglia fatidica delle tre ore… 
Siamo ormai ad Atene, in fondo a quel lungo rettilineo in discesa si entra allo Stadio Panathinaiko… è un’emozione unica anche per una civetta, figurarsi per un atleta!
Potremmo considerare questo posto l’ombelico del mondo dello sport.
Se tra qualche settimana avremo i Giochi Olimpici fuori dalla finestra di casa, ricordiamoci che è cominciato tutto da qui…
Siamo arrivati e possiamo scendere sugli spalti dello stadio per riavviare la sabbia del tempo e aspettare l’arrivo dei nostri atleti insieme agli accompagnatori e a chi ha corso la dieci chilometri questa mattina prima che partisse la maratona. Li abbiamo trascurati perché la maratona con la M maiuscola meritava tanta attenzione, ma c’erano anche loro.

Ma io lo so che voi volete sapere i risultati e quindi eccoli…

RISULTATI MARATONA

Rodigari Paolo3:04:40
Cusini Sergio3:41:54
Confortola Greta3:43:03
Martinelli Andrea3:50:02
Martinelli Emil4:00:34
Castellani Livio4:09:26
Cusini Federico4:09:30
Silvestri Marco4:19:42
Coira Miriam4:22:27
Cusini Ceno4:24:25
Rastelli Giulio4:34:11
Usai Elena4:38:57
Viviani Dario4:38:57
Gastaldini Daniele4:39:03
Cusini Norbertino4:40:32
Galli Roberto4:45:21
Rodigari Mattia4:51:37
Cusini Nada4:56:06
Castellani Tiziano5:04:04
Ponti Cristiano5:04:25
Barindelli Donatella5:10:46
Bormolini Leo5:20:13
Zini Emanuela5:26:26
Trabucchi Luciano5:43:47
Ferrari Luciano5:52:58
Flematti Cristina6:27:58
Viviani Manuel6:59:35

RISULTATI RUN 10 KM

Bormolini Nando0:54:05
Giacometti Cristina0:59:11
Gurini Ornella1:02:32
Antonioli Giorgia1:03:50
Giannerini Tania1:05:48
Marchesini Roberta1:06:51
Galli Claudia1:06:52
Scherini Patrizia1:07:58
Galli Alberta1:08:44
Bormolini Merj1:11:56
Galli Cristina1:14:21
Bormolini Lucia1:14:34
Gianotti Giuliano1:14:39
Castellani Agnese1:14:54
Galli Emanuela1:14:54
Martinelli Giovanna1:17:08
Balatroni Carmen1:24:51
Confortola Dalia1:24:51

 

RISULTATI RUN 5 KM

Trabucchi Filippo0:23:04

Un racconto fantascientifico della maratona di Venezia

Regoliamo la valvola del respiratore, infiliamo le pinne e siamo pronti a lasciarci scivolare nelle acque della laguna. Da persone di fatica quali siamo, ex maratoneti, abbiamo scelto di visitare la città nella maniera più faticosa e movimentata. Avremmo potuto scegliere una comoda crociera con un sottomarino, invece abbiamo preferito farlo facendo fatica. 
Siamo nell’anno 2250, i cambiamenti climatici che hanno cancellato i ghiacciai dalle nostre montagne, hanno fatto alzare il livello dell’acqua nei mari e negli oceani e buona parte delle coste dei continenti sono sott’acqua. Dopo anni del fenomeno dell’acqua alta, anche Venezia è andata a fondo, anzi, è stata una delle prime a finire in fondo al mare. Adesso per visitarla organizzano crociere in sottomarino o avventurose immersioni con bombole di ossigeno e pinne. Noi siamo stati qui nel lontano 2024 per la maratona sociale del Marathon Club. Fa un certo effetto osservare a distanza di tanti anni i canali della città e i ponti sommersi dall’acqua. 
Ricordo che le gare partivano dalla terraferma: la maratona da Stra, le mezza maratona da Mestre, vicino al nostro albergo di allora e la 10 km dal Parco San Giuliano di Mestre. 
Quella spedizione, più che una squadra di atleti e maratoneti, sembrava una pubblicità promozionale per uno spot della Croce Rossa: tra infortunati ed acciaccati in pochi partivano con la speranza di ottenere qualche buon tempo; la maggior parte correva, perché correre è bello e farlo a Venezia era molto particolare fra i ponti e i canali. 
Ci aspettavamo una gara pianeggiante, perché Venezia era sul mare, anzi era in mare… non come adesso, ma già allora era abbastanza in mare… il dislivello invece c’era, eccome! Dopo trenta chilometri ogni ponte sembrava il Crap de la Parè
Io racconto come se la gara l’avessi fatta, ma ero infortunato al tendine d’achille, quindi sono soltanto cronista delle imprese di altri. Un po’ come il gallo Cantagallo che narra le avventure di Robin Hood. Baso le mie parole su quello che i protagonisti mi raccontarono al tempo…

La trasferta iniziò un venerdì mattina di fine ottobre quando il buio era ancora padrone della notte, ma iniziava la sua battaglia con la luce per il dominio del giorno. Era troppo presto per alzarsi dal letto! mi disse Nando qualche ora più tardi mentre il pullman era in viaggio per Venezia. All’epoca si viaggiava ancora su ruote e per percorrere la distanza che ci separava dalla nostra meta ci volevano oltre sei ore di noioso autobus. Oggi, con la tecnologia avanzata che abbiamo, bastano pochi minuti ai treni a propulsione solare per imboccare un condotto, simili a quelli delle poste pneumatiche, e scaricare i passeggeri praticamente ovunque in Europa. Per i trasferimenti extra oceanici ci sono i jet che viaggiano alla velocità della luce, anche se costano parecchio; mentre per i viaggi extra-atmosferici sulla Luna si utilizzano le capsule a combustibile meteoritico. Fu un trasferimento lungo, praticamente da colazione a pranzo, come una mattinata passata in ufficio… Arrivammo alle porte di Venezia in tempo per alzarci dai sedili del pullman e accomodarci dopo pochi passi sulle sedie del ristorante con le gambe sotto al tavolo. Dopo oltre un secolo i ricordi sono sfocati e non mi ricordo chi fu, ma qualcuno sedendosi emise un sospiro di stanchezza, come dopo una lunga camminata in salita. Che fatica! deve aver pensato dopo aver sceso i tre gradini del pullman, aver attraversato due strade ed essersi seduto a tavola.  
Dopo pranzo invece della pennichella in albergo che propose qualcuno per rinfrancarsi dalla fatiche della mattina andammo nella zona di Parco San Giuliano per ritirare i pettorali. Adesso è una distesa di sabbia e alghe in fondo al mare, ma a quei tempi era un esteso parco con alberi e prati ben curati che ospitava l’ufficio gare e gli stand che vendevano scarpe, abbigliamento sportivo e pubblicizzavano nuove gare di corsa a chiunque stesse pensando di fare una nuova fatica, prima ancora di lasciarsi alle spalle quella che ci si apprestava a fare di lì a due giorni. 

Prima del gran giorno della maratona però ci aspettava la visita della città. Scegliemmo un orario consono e comodo, soprattutto per Nando che mentre attraversavamo Piazza San Marco mi confidò sconsolato che Era troppo presto per alzarsi dal letto! Era l’alba. La città, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non si illuminava dei colori pastellati della prima ora del nuovo giorno perché il sole si nascondeva dietro alle nuvole che coprivano come una coperta tutto il cielo. Era una mattinata grigia d’autunno e la città si svegliava, ma invece del formicaio di turisti che di lì a qualche ora avrebbe brulicato per le calli, si animava di studenti diretti a scuola e personale addetto alle consegne che con carrelli e gran fatica riempivano gli scaffali delle dispense dei ristoranti di ogni ben di dio destinato a quell’esercito di formiche affamate che neanche l’acqua alta avrebbe potuto affogare.

Con pinne e bombole di ossigeno ripercorriamo lo stesso tragitto: i treni della stazione non sferragliano più sui binari, oggi sono soltanto grosse balene di acciaio sul fondo del mare. Quando in mezzo al buio del fondale un faro ne illumina la sagoma sembra di vedere materializzarsi il relitto del Titanic, fa lo stesso effetto. In realtà qui a Venezia Sommersa il fondale è molto meno scuro, perché non ci troviamo a grande profondità. 
Passiamo per il ghetto ebraico, il primo realizzato in tutto il mondo. Un modello esportato poi in tutte le città d’Europa e diventato tristemente conosciuto durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Ci avviciniamo al punto dove una volta c’era il Ponte di Rialto, uno dei quattro che attraversavano il Canal Grande. Il ponte è crollato qualche anno fa e ora in mezzo a quella che dovrebbe essere l’arcata c’è un grosso mucchio di macerie. Il Canal Grande ai tempi dell’affossamento della città è uscito dal suo argine diventando un tutt’uno con il mare, anzi, diventando il mare. 
Di là le calli si facevano strette, si riempivano di negozietti e in un crescendo di formiche-turista ci sputavano in Piazza San Marco. Oggi pagando un piccolo extra si può entrare nella basilica allagata. Migliaia di metri quadrati di mosaici dorati sono ancora al loro posto e riluccicano illuminati dalle lampade artificiali posizionate ad hoc dalla manutenzione museale. Ogni giorno squadre di tecnici puliscono le colonne, i marmi, le cupole e i mosaici della basilica da alghe, sabbia e sedimenti che vi si depositano. Questo per rendere fruibile ai turisti lo splendore della basilica che testimonia l’immensa ricchezza di Venezia durante la sua massima espansione nel periodo delle Crociate, quando il corpo di San Marco fu rubato e portato in città nascosto in mezzo alla carne di maiale. Le colonne che cingevano la piazza hanno fatto la fine del Ponte di Rialto, crollate anch’esse e ridotte ad una montagnetta di macerie. Fa ridere pensare che una volta qui ci si preoccupasse di controllare le previsioni delle maree, più o meno come ora si controllano le previsioni delle tempeste di radiazioni solari, e che qualche centimetro di acqua alta potesse causare qualche disguido nella vita dei veneziani… fa ridere perché ora ci sono metri di acqua sopra i tetti di Venezia. L’acqua ora è in soffitta invece che in cantina

Guardo con nostalgia un altro dei ponti sommersi di Venezia e mi viene in mente il giorno della gara. Li aspettai tutti in Piazza San Marco per immortalare in una fotografia i loro ultimi attimi di fatica. Ci trovavamo relativamente vicini allo striscione di arrivo, giusto un paio di chilometri. Io stavo lì, pronto con la macchina fotografica. All’inizio del XXI secolo erano ancora di moda le fotografie, prima che l’intelligenza artificiale rendesse superfluo scattarle. Con l’avvento di ChatGPT e dei primi esperimenti di IA (Intelligenza Artificiale) divenne inutile farle, bastò infatti dire al computer di creare un’immagine di Leo che correva la maratona di Venezia ed ecco che anche se non era mai accaduto l’app elaborava un’immagine di Leo Bormolini che tagliava il traguardo della maratona di Venezia. In realtà non accadde mai, perché Leo non partì per quella gara, ne fu solo spettatore. 

La prima a passare in piazza fu Claudia Galli seguita a distanza di pochi minuti dagli altri iscritti alla dieci chilometri. Di lei non ho foto, non feci in tempo a scattarla. Arrivò così presto e inaspettata che non ero ancora pronto! Roberta Marchesini, al contrario, la intravidi a distanza in mezzo alla confusione di atleti tutti rigorosamente con le maglie bianche: passando dal punto in cui ero appostato sorrise alla macchina fotografica. Alberta Galli era in compagnia di Giancarlo Lanfranchi e fece in tempo a salutare con la mano passando. 
Un’altra persona che vidi all’ultimo momento fu Agnese Castellani: si era nascosta dietro ad un gigantone e la individuai all’ultimo secondo mentre svoltava al giro di boa per avviarsi verso le ultime centinaia di metri che la separavano dal traguardo. 
Emanuela Galli e Nicoletta Della Valle arrivarono in coppia mimetizzate in mezzo alle maglie tutte uguali e tinta unita. L’ultima a passare dalla piazza fu Milena Rodigari all’esordio con il Marathon Club! Con lei si chiudeva la distanza più breve, non rimaneva che aspettare quelli iscritti alla mezza maratona. 

Nuotiamo nella città allagata: dietro a quello che rimane della piazza un assembramento di sub fa capannello per ammirare il Ponte dei Sospiri che collegava il tribunale alle prigioni. Quando un condannato veniva dichiarato colpevole attraversava questo ponte e dalle due piccole finestrelle vedeva per l’ultima volta le acque della laguna e la sua libertà svanire per sempre: da qui il sospiro. L’unica persona che riuscì a fuggire dalle prigioni, conosciute come i Piombi, fu Giacomo Casanova e lo fece passando proprio dal tetto ricoperto di piombo che dà il nome all’edificio.  

Lì dove si è formato il capannello passava la gara. Come ci aspettavamo tutti la prima a passare per la mezza maratona fu Monica Confortola con un ampio margine su tutti gli altri. Se la cavò abbastanza bene, tanto da arrivare quinta generale fra le donne. Un caffè dopo passarono in rapida successione Marco Silvestri e Alessia Barberis. Anche lei era all’esordio con il Marathon Club, ma non ci sono foto sue perchè era così ben mimetizzata con l’ambiente circostante che nessuno la vide: cercavamo una ragazza con la maglia sociale bianca e le strisce blu sul fianco e invece lei aveva messo una maglia nera… praticamente cercavamo un ago in un pagliaio. E lo cercavamo al buio e con la luce spenta. 
Nando Bormolini, Cristiano Ponti e Emanuela Zini li individuammo più facilmente. Passarono uno dopo l’altro nell’arco di una decina di minuti. In coppia arrivarono anche Luciano Viviani e Stefania Colturi e qualche centinaio di metri più indietro arrivò sorridendo Nada Cusini. 
Il tempo di un altro caffè, il mille millesimo di quella lunga giornata e mentre riposavo su una panchina, proprio quella laggiù nascosta dalle alghe, passò Cristina Galli, la mia dolce metà. Era l’ultima del nostro gruppo. Passando mi scambiò per un fotografo ufficiale della manifestazione e come sua consuetudine alzò entrambe le mani con le dita a V nel segno convenzionale di vittoria. Soppesando la fatica che aveva fatto fino a quel momento mi considerai fortunato di vederla sollevare più di un dito. Fosse stato uno solo avrei scommesso quale sarebbe stato… 

Proseguiamo il nostro tour sott’acqua nuotando nel Canal Grande per tornare al punto di partenza. Qualche gondola giace abbandonata sul fondo del mare. Sembrano pesci addormentati con una forma un po’ strana: sono asimmetriche al punto da dare fastidio. Nei giorni della maratona ne vedemmo tante da averne la nausea. 

Sono in debito del racconto della maratona. Durante quell’edizione della trasferta sociale ci furono due esordienti di tutto rispetto. Don Stefano Ferrari se la cavò egregiamente, chiudendo la sua prima maratona in meno di quattro ore e passando prima di tutti dalla piazza in cui un po’ qua e un po’ là, a macchia di leopardo, ci eravamo sparpagliati per fare il tifo. Mi riferisco ovviamente agli accompagnatori. 
In meno di duecentoquaranta minuti (dire quattro ore sembrava troppo scontato…) passarono anche Sergio Cusini e in coppia Ceno Cusini e Livio Castellani. L’uno tirava la volata all’altro e l’altro tirava improperi al primo. Mi pare proprio di ricordare che Ceno migliorò il suo personal best in quell’occasione. E anche Federica Canclini! Arrivò subito dopo abbassando di oltre undici minuti il tempo precedente. Quindi passò Norbertino Cusini e la seconda esordiente: Carolina Mura. Che gara! La prima di tante altre che fece da quel giorno in poi. 

Nemmeno il tempo di un gelato, anche perchè se mi fossi alzato da quella panchina me l’avrebbero occupata e sarei dovuto rimanere in piedi, e transitarono in coppia Elena Usai e Dario Viviani. Nelle poche centinaia di metri che mancavano all’arrivo, la coppia divenne un trio perché raccolsero per strada Giulia Bormolini e tagliarono il traguardo a braccia alzate al cielo. A chiudere le fatiche di giornata ci pensarono Donatella Barindelli, Tiziano Castellani e Stefano Bormolini. 
Li ricordo tutti, non penso di averne dimenticato nessuno. Prima che la vecchiaia mi pesti nel suo mortaio mi sembrava giusto raccontare queste storie dei tempi andati e spero di non aver tralasciato nulla di importante. 

Ci prepariamo per riemergere e tornare in superficie. Il tour volge al termine e la guida che ci accompagna ci fa segno di cominciare le pause di decompressione. Lanciamo un ultimo sguardo alla Venezia Sommersa e ai ricordi di vecchie maratone di quando eravamo giovani. 
Una volta sulla barca guardiamo l’esteso mare che ha preso il posto della Pianura Padana e ci godiamo il tramonto bevendo uno spritz uguale a quelli che facevano a Venezia oltre due secoli fa. 

Intanto è notizia di questi giorni che la giunta comunale dei Comuni della Litoranea del Mar Padano ha in programma l’organizzazione di un evento sportivo per celebrare i cento anni dalla scomparsa di Venezia in fondo al mare. L’ha comunicato l’Intelligenza Artificiale nel notiziario di questa mattina. Verrà organizzata una maratona di nuoto in acque libere, ma non credo che parteciperemo come Marathon Club. Noi gente di montagna preferiamo stare con i piedi all’asciutto… 

La Ronda Ghibellina: un giro di ronda

Ecco è giunta l’ora giusta
I verbi son finiti e terminati i salmi.
Preparatevi alla Ronda, alla mischia, alla battaglia…
A l’armi… a l’armi!

Sono i giorni della merla nell’anno dell’edizione decimo quarta della Ronda Ghibellina. I colli aretini sono ancora avvolti dall’abbraccio blu che sfuma in azzurro: il colore che precede l’alba, quel momento in cui il sole sta per sorgere, ma prima di scavalcare l’orizzonte si ferma un attimo, un indugio appena oltre lo sguardo. In lontananza il cielo schiarisce, i primi raggi sfiorano la torre in alto dove volano i falchi, il cavallo è bardato e sellato, pronto per essere montato dal cavaliere con l’armatura: ai piedi della collina, dietro la linea di partenza centinaia di bocche respirano, il loro fiato si trasforma in vapore. Fa freddo, ma non tanto per essere gennaio. Centinaia di cuori, abbinati a quelle centinaia di bocche, scandiscono i secondi che li separano dalla partenza del giro di Ronda. Li attende subito una salita, lunga, faticosa, impervia: guarderanno dall’alto della prima collina il sole allungare le sue membra sulla terra ondulata della Toscana. Pian piano il vapore si leverà dal suolo e la giornata si farà calda, ma loro saranno già stati inghiottiti dai boschi, attesi da salite ancora più impervie e discese tecniche. La crosta di ghiaccio delle pozze di fango lungo il cammino con l’incedere del giorno si scioglie rendendo la corsa più saporita, condita dei tratti romantici delle avventure medievali. Ruderi di antiche costruzioni si celano nei boschi fitti che in altre epoche hanno nascosto chissà quanti e quali nemici. Piccoli borghi tra queste colline offrono riparo e ristoro a quanti con il passare dei chilometri necessitano di un brodo caldo, una bruschetta con un filo d’olio o più semplicemente un goccio di tè caldo. Le salite si alternano alle discese, una dopo l’altra, ma la più dura è nel finale: il sole domina sull’inverno e incalza implacabile, nemmeno le foglie degli alberi offrono riparo. L’ultima salita sembra una scorciatoia senza tornanti per risalire dall’inferno dantesco: dalla cima lo sguardo si spinge fino all’arrivo, quasi ci si sente sciogliere dalla gioia ad immaginare quella lunga discesa di un paio di miglia che accompagna gli intrepidi fino all’arrivo, di nuovo lì, ai piedi della collina, all’ombra della torre di Castiglione Fiorentino. Una coppa per ogni arrivato, un boccale di birra, dolce come nettare degli dei. 

La Ronda Ghibellina è una gara di trail fra le colline aretine. Si corre a fine gennaio, durante i giorni della merla: farà freddo, pensavamo. Non è stato così, non quest’anno almeno… si possono scegliere varie distanze: la 50 miglia, una vera impresa! la classica 45 chilometri, il cuore della manifestazione! la minacciosissima Ronda Assassina da 25 chilometri, basta il nome! oppure la Ronda Minima da 15 chilometri, ma seppur minima, non meno bella! e ancora la Marcia Ardita, una camminata di 30 km sul percorso grosso modo della gara classica e la Dog Trail, corsa a 6 zampe! Un’organizzazione impeccabile, un percorso e dei paesaggi da lasciare senza fiato, un’atmosfera medievale da romanzo cavalleresco d’altri tempi, insomma un’avventura da vivere almeno una volta nella vita!

La Corsa della Bora: essere qui è epico!

In un giorno di pioggia nel pieno dell’inverno fra le stradine di uno sperduto paesino del carso triestino due signore ci guardano attraversare ad un incrocio, sporchi di fango e grondanti acqua: siamo trailrunner, ma in quel momento sembriamo più dei biscotti troppo inzuppati nel latte, quelli che si sciolgono mentre li stai per mettere in bocca e immancabilmente ricadono nella tazza facendo ploff e schizzando in giro… avete capito! Noi siamo già oltre, pronti al prossimo tratto di single track con un po’ di fango (anzi… fango con un po’ di single track), ma sentiamo alle spalle le due signore commentare divertite che siamo uomini troppo cresciuti tornati bambini che si divertono a saltare nel fango e pestare i piedi nelle pozzanghere. Eh, sì! Quasi tornavo indietro per fargli i complimenti per il bellissimo paragone: da quel momento mi sono divertito ancora di più (e già mi stavo divertendo parecchio, nonostante la fatica e i tanti chilometri lasciati ormai alle spalle) e ho smesso completamente di cercare di evitare anche seppur minimamente le innumerevoli pozzanghere che avevo davanti… le ho prese tutte, una dopo l’altra: alcune mi risucchiavano fino alla caviglia, facendo quel rumore… come dire… quello di quando si finisce in mezzo al fango! Proprio quello!

La Corsa della Bora di quest’anno è stata epica. Sembra di usare la parola a sproposito, ma non se ne possono usare altre!! Epica è l’unica definizione possibile. La notte piove, la sentiamo dalla camera d’albergo, ma non ci pensiamo. La mattina, con il mondo ancora avvolto dal buio, ci prepariamo sulla linea di partenza, sotto l’acqua che cade ininterrottamente dal cielo, sembra ci sia una perdita al piano di sopra, ma gli idraulici sono tutti in ferie, perchè non smette proprio mai, nemmeno un minuto, neanche un secondo… tempo cinque minuti e mi potrebbero già strizzare, lo speaker non ha ancora dato il via. Partiamo, due metri (forse meno…) e un oceano di acqua marrone e fango ci sbarra il passo. Servirebbe il canotto o Caronte con il suo traghetto delle anime per farci passare dall’altra parte: qualcuno prova a passare di fianco, non hanno voglia di sporcarsi, non subito almeno. Si crea un po’ di coda… così per le prime dieci pozzanghere, ma tanto come andrà la giornata lo sappiamo tutti. Nessuno che pensi di uscirne immacolato, siamo tutti in un mare di fango! I chilometri passano, in salita servirebbe il 4×4, in discesa si scivola come se avessero appena messo la cera, qua e là si guadano le pozze come avventurieri d’altri tempi. Indiana Jones in confronto è un dilettante! Il passaggio in Val Rosandra: uno spettacolo! Ma è tutto uno spettacolo! I pochi passaggi noiosi (per modo di dire…) dello scorso anno sono stati cambiati, quindi lo sguardo ha sempre qualcosa di cui deliziarsi… e i ristori! Mamma mia, che ristori! Vale la pena fare la gara anche solo per i ristori.

Andiamo avanti, si sale, si scende. L’acqua ormai ci scivola addosso come se ormai fossimo una goccia nel mare: siamo bagnati, ma non siamo coscienti di esserlo, siamo fusi con l’acqua, anzi siamo noi l’acqua, siamo la pioggia…! I chilometri sono tanti e la fatica anche, quindi anche la lucidità fa cilecca, ma siamo felici. Ci sentiamo felicemente rimbecilliti: chi ha detto che non ci si ubriaca con l’acqua?! Il sole da qualche parte tramonta, non si sa dove, perché sopra le nostre teste di sicuro non c’è, ci sono solo nuvoloni carichi di pioggia; il mare lo vediamo in basso, steso ai nostri piedi, ma ce n’è un altro sopra: praticamente siamo schiacciati a panino tra due mari conditi con tanto fango! 

Ricomincia il bosco, i sentieri diventano trincee, le trincee diventano grotte: c’è un fotografo seduto su una sedia nel mezzo della grotta. Ci abbaglia con il flash della macchina fotografica e reagiamo come pipistrelli alla luce. Scappiamo, via, fuori all’aria aperta, verso gli ultimi chilometri: incontro alle due signore che ci aspettano all’incrocio e a cui vorrei dire che: Essere qui è epico!

Neapolis: il lato mitologico della maratona

I coscritti del 1971: Ceno Cusini, Elena Usai e Nando Bormolini
Federica Canclini ha migliorato il proprio personal best sulla maratona

 

Per capire Napoli la cosa migliore è farsi un giro sulla Circumvesuviana con le sue stazioni e i suoi treni a tratti inquietanti, ma che nascondono scorci (il Vesuvio che scorre fuori dal finestrino) e attimi tanto semplici quanto inaspettati, come un artista di strada che improvvisa una tarantella tra una fermata e l’altra… perchè Napoli è così, un gioco di contrasti in cui le luci abbracciano sempre le ombre.

Siamo andati a Napoli per correre la maratona sociale come non facevamo da tanto tempo ormai. Una gara piccola, non certo le classiche maratone da millemila partecipanti: eravamo poco meno di tremila persone distribuiti su varie distanze (maratona, mezza maratona e sea run), ma tutti facente parte di un unico grande fiume che scorre e non sta mai fermo. Come ogni faccia di un dado, ogni maratona è diversa dall’altra e anzi… ogni chilometro di una singola maratona è diverso da ogni altro chilometro della stessa maratona. Tutto scorre direbbero i filosofi dell’antica Grecia. Un attimo siamo carichi a molla e ci sembra di avere dentro l’energia di un vulcano da far impallidire il Vesuvio e il ristoro dopo siamo in crisi, cotti a fuoco lento sotto il sole che ci lessa come patate. Un refolo di vento, giusto uno sbuffo del dio Eolo ci risolleva il morale e ci fa sentire come aquiloni che si alzano in aria, ma stando troppo vicini al sole ci si brucia le ali ed ecco che ci schiantiamo al suolo al chilometro successivo, proprio quando pensavamo di essere a buon punto. Qualcuno le vive così le maratone, come una tortuosa montagna russa… soprattutto in giornate calde come questa, quando il sole sembra uscito direttamente dalla fucina del dio Vulcano. Proviamo a distrarci pensando a tutto quello che Maria ci ha raccontato il giorno prima, mentre ci portava a passeggio per la città in cerca della magia (L’arte è magia passeggiando con Maria), ma è difficile concentrarsi, perchè ogni volta il caldo ci rifila uno scappellotto per ricordarci che siamo lucertole sotto il sole. Cosa diceva Maria? Che Napoli è una città di contrasti, luci e ombre… ecco, magari ci fosse un po’ di ombra… con tante delizie nascoste fra le sue vie… un caffè, se ci fosse… ma anche sotto le sue vie, in quelle Napoli sotterranee che nascondono storie tragiche di sopravvivenza e rinascita… sottoterra ci finiamo noi ogni volta che guardiamo l’orologio e scopriamo che non siamo neanche a metà… incerti se quella che vediamo è un’allucinazione partorita dalla nostra mente stanca oppure la sirena Partenope pronta a gettarsi in acqua dagli scogli, costeggiamo il mare prima in su, verso i Campi Flegrei che tremano… poi in giù verso le meraviglie di Ercolano e Pompei, all’ombra (sempre l’ombra…) del Vesuvio. Due giri uguali ma diversi, come Giano Bifronte: il primo accompagnati per mano da Eolo, il secondo presi a frustate da Efesto… (per non dire presi a calci nel c… non si può dire, ma rende meglio!). La maratona d’altra parte è così, una fatica erculea, avvolta nella mitologia perchè quando poi la andiamo a raccontare ai posteri mischiamo sempre quello che è storia con i momenti di poca lucidità che abbiamo avuto in gara… e iniziamo così: nei tempi che furono, quando ero giovane e correvo veloce come il vento tra le spighe dei Campi Elisi poco dopo le calende di ottobre a Neapolis…

Foto di gruppo in Piazza del Plebiscito, pochi minuti prima della partenza

Maratona, 42 km

Cusini Sergio3:36:08
Castellani Livio3:54:54
Cusini Ceno4:01:07
Canclini Federica4:18:34
Castellani Tiziano4:27:21
Viviani Dario4:39:29
Usai Elena4:43:32
Barindelli Donatella4:55:03
Cusini Norbertino5:03:52
Confortola Teo5:13:30

Sea run, 12 km

Galli Claudia1:23:12
Galli Alberta1:23:13
Marchesini Roberta1:29:25
Galli Emanuela1:29:26
Confortola Dalia1:48:45
Corvi Romina1:48:45
Balatroni Carmen1:48:46

Mezza maratona, 21 km

Bormolini Armando1:39:51
Silvestri Marco1:44:28
Rodigari Roberto1:45:39
Rodigari Lorenzo1:48:50
Gastaldini Daniele1:55:18
Bormolini Leo1:58:59
Bormolini Nando2:01:06
Negri Antonio2:01:26
Mazzucchi Roberto2:06:35
Ponti Cristiano2:10:59
Zini Emanuela2:21:08
Cusini Nada2:22:40
Colturi Stefania2:24:16
Viviani Luciano2:24:16
Galli Cristina2:27:39
Castellani Agnese2:38:13
Cusini Giorgio2:54:35
Galli Lucia2:54:36

Vertical al Troi dali Resa 2023: gli ingranaggi invisibili

Il giorno dopo ogni gara, che sia di corsa, in bici oppure una partita di qualche sport di squadra, si scrivono articoli o commenti su come è andata, chi ha vinto, quanto ci hanno messo ad arrivare in cima. Si fanno resoconti e si tirano le somme. Lo stesso vale per tutti gli eventi, anche quelli più piccoli e che non comportano necessariamente una classifica: una gita, un’escursione, una maratona sociale…

Nel fare tutti questi ragionamenti e nel postare qualche commento su facebook ci si dimentica sempre di una cosa fondamentale… non lo si fa per cattiveria, ma semplicemente perché lo si dà per scontato: il lavoro INVISIBILE di chi organizza. C’è un piccolo gruppo di persone (… poche, pochissime persone, ma per fortuna che ci sono…) che sono come gli ingranaggi di un orologio: nessuno sa di preciso cosa fanno e come si muovono. Visto che sono INVISIBILI nessuno pensa a cosa succederebbe se si fermassero…

Queste persone sono quelle che rispondono al telefono nei loro momenti liberi, anche quando non vorrebbero… sono quelle che risolvono i problemi, spesse volte prima ancora che si manifestino. Sono quelli che la mattina si alzano prima degli atleti e quando quelli stanno ancora facendo colazione sono già sul percorso a posizionare le bandierine oppure in cima a scaldare il tè. Sono quelli che fanno i conti e che devono pensare a tutto, ma proprio a tutto… perché quando la maggior parte delle persone si pone certi quesiti è già troppo tardi e quindi bisogna pensarci prima…

Questi ingran… anzi, queste persone, se ne fanno poco dei ringraziamenti e delle belle parole… sarebbe più utile agevolare il loro lavoro, provando a mettersi nei loro panni.

Viviamo in una società che ci abitua a dare per scontate troppe cose. Ci sembra tutto dovuto e regolato sulle nostre esigenze. In realtà il mondo non funziona proprio così…

 

Per organizzare una gara come il Vertical al Troi dali Resa ce ne vogliono tante di persone così, tante che domenica erano addirittura più dei concorrenti. Ci vogliono i ragazzi del soccorso alpino disseminati lungo il percorso, che se tutto va bene non devono fare nulla, ma si sono comunque svegliati presto per salire a piedi là dove chi fa la gara corre… ci vogliono i volontari che la sera prima sono saliti a scaldare il baitel, che portano la legna e preparano il tè caldo… ci vuole qualcuno che il giorno prima sale con lo zaino in spalla a segnalare il percorso con le bandierine e anche qualcuno che poi quelle bandierine le raccoglie… e poi ci vuole qualcuno che consegna i pettorali, ritira gli zaini, consegna i buoni, perché poi, una volta in cima bisogna pur scendere… ci vuole chi prepara le classifiche, prende le iscrizioni e registra i tempi, perché altrimenti che gara è? E poi ci vuole chi sta dall’altra parte della macchina fotografica, perché il giorno dopo è bello guardare le fotografie, ma non si scattano da sole…

 

A questo link le fotografie della gara, quelle belle da guardare, quelle che non si scattano da sole… https://photos.app.goo.gl/iyGumbYvzBigSZ6s9 (fotografie di Martina Bianchini)

Vertical Io Vagabondo 2023: dritto per dritto

Il podio femminile
Il vincitore maschile

“La metto qua, questa bandierina, va bene?

“Sì, va bene lì… adesso dobbiamo decidere come fare? Mettiamo dentro qualche curva come il primo anno?”

“Nah, andiamo su dritto per dritto, cosa dici?”

“Sì, meglio… dritto per dritto!”

Ed ecco la quarta edizione del Vertical Io Vagabondo in memoria di Albertino Mottini. Si parte alle 20:30 puntuali dal parcheggio giù in basso… giù, perchè noi siamo già alla Tea Borch a guardare dall’alto il serpentone di atleti che di serpentesco non ha nulla, perchè non c’è neanche una curva in mezzo al tracciato: è una linea dritta, sembra tracciata con il righello! Dal parcheggio si sale lungo il costone d’erba seguendo le due file di bandierine arancioni che segnano il percorso un po’ come le luci di un aeroporto delimitano una pista di atterraggio… solo che qua c’è da atterrare in discesa… o in salita… dipende da dove la si guarda: a noi dall’alto sembra una discesa… a loro giù in basso sembra sicuramente una salita! Non abbiamo messo curve, sarebbe stato troppo semplice. E poi oggi ha piovuto, l’erba è ancora bagnata… così è ancora più divertente. 

La gara è corta, il primo a tagliare il traguardo impiega poco più di tre minuti: giusto l’attimo di un respiro. Quando il vincitore è in cima, gli ultimi sono ancora in fondo, hanno appena iniziato a risalire il costone. A vederli da sopra sembrano delle formiche un po’ troppo cresciute e trasmettono tutta la loro fatica: salgono ingobbiti, quasi piegati in due, con la fronte che quasi sfiora il terreno che in alcuni tratti ha delle pendenze… esagerate!

Tante formiche… ops, atleti… sono maratoneti, gente abituata a correre delle ore prima di sedersi a tavola in compagnia. Qua invece, in pochi minuti si è già davanti ad un bel bicchiere di vino e un abbondante piatto di sciatt e affettati, pronti per un terzo tempo rugbystico. Probabilmente per tutti i presenti questa è la parte più bella del Vertical: il momento in cui si sta insieme a ridere e scherzare nel ricordo di Albertino Mottini. C’è anche un po’ di Africa: qualcuno è di parte, ma quel pizzico di Africa rende tutto più interessante… mentre si mangia e si chiacchiera spensierati scorrono le immagini di un lontano pezzo di Kenya… prima che la serata finisca ci sarà una lotteria per raccogliere fondi per i progetti umanitari in quell’angolo di mondo. 

Alle soglie della mezzanotte si spengono le luci e ci si prepara a scendere a rotoloni verso valle (… eventualmente c’è anche il comodo sentiero, quello che non abbiamo voluto fare in salita…) con la luna piena che rischiara il bosco e che è lì, come un pallone pronta a rotolare, anche lei, giù dalle montagne.

Le gare sociali dell’estate

Mezza estate se n’è andata… è ora di aggiornare il sito con qualche nuovo articolo. Quindi ecco qui, niente di meglio che le classifiche delle gare sociali organizzate dal settore Marathon in questi mesi: la Cronoscalata al Crap da la Paré e il Vertical Io Vagabondo in ricordo del nostro amico Albertino Mottini. 

CRONOSCALATA AL CRAP DA LA PARE’
Venerdì, 1 luglio 2022

ranknome atletaannotempo
1Canclini Sergio199800:26:48
2Galli Nicola199500:27:30
3Bertocchi Nicola199700:28:20
4Ferrari Stefano198700:30:07
5Mambretti Emanuele196800:30:28
6Confortola Manuel198500:31:10
7Bormolini Fausto196700:31:40
8Compagnoni Iseo196200:31:51
9Cusini Myriam197600:33:01
10Viviani Dario196700:33:33
11Cusini Massimo197300:34:15
12Bormolini Leo196500:35:38
13Confortola Greta199600:36:53
14Meraldi Andrea198300:36:55
15Cusini Luca199500:37:44
16Pradella Natalia196400:38:08
17Castellani Tiziano196400:39:42
18Canclini Federica198000:41:24

VERTICAL IO VAGABONDO
Martedì, 2 agosto 2022

ranknome atletaannotempo
1Canclini Sergio199800:03:41.80
2Cusini Max199700:03:42.54
3Bormolini Thomas199300:03:43.43
4Bormolini Nicolas199300:03:44.41
5Mottini Edoardo200400:03:54.91
6Mottini Manuel199000:04:00.26
7Silvestri Andrea199600:04:13.13
8Bertocchi Nicola199700:04:26.28
9Confortola Manuel198500:04:34.03
10Urbani Nicola200200:04:34.78
11Pastore Umberto199600:04:37.08
12Antognoli Stefano199900:04:45.25
13Compagnoni Iseo196200:04:46.83
14Feroleto Silvia199900:04:48.85
15Bormolini Alfredo196500:04:56.85
16Bormolini Fausto196700:05:06.00
17Cusini Gelsomino196400:05:22.39
18Cusini Manuel199400:05:24.62
19Cusini Massimo197300:05:30.49
20Presazzi Giacomo200200:05:32.79
21Cusini Amos199900:05:36.72
22Cusini Alex200100:05:37.99
23Silvestri Michele199500:05:39.99
24Viviani Dario196700:05:44.42
25Canclini Caterina199900:05:47.74
26Cusini Lino197400:05:55.07
27Lazzeri Daniele196300:06:00.08
28Bormolini Leo196500:06:06.43
29Longa Sonia197400:06:09.69
30Cusini Jonatan199300:06:13.94
31Merseli Rijad200300:06:20.29
32Galli Rocco197300:06:25.79
33Galli Greta198400:06:28.01
34Castellani Tiziano196400:06:35.51
35Taglietti Paolo195500:06:47.52
36Rodigari Roberto195900:06:48.05
37Faifer Jacopo200200:06:51.63
38Bormetti Paolo197600:06:57.06
39Confortola Monica198800:06:58.42
40Pasin Erika199300:07:00.62
41Viviani Fabio197100:07:05.72
42Galli Emanuela197500:07:17.62
43Silvestri Emiliya200400:07:36.46
44Silvestri Alice199600:07:40.05
45Viviani Michele199800:07:46.06
46Mottini Ennio199900:07:47.64
47Martinelli Paolo200000:07:50.59
48Pedretti Francesco197000:07:57.06
49Rodigari Barbara199300:08:10.26
50Gastaldini Daniele195600:08:21.59
51Bormolini Gianni197000:08:42.25
51Cusini Myriam197600:08:42.25
53Silvestri Caterina200100:08:51.04
54Galli Claudia198000:09:01.02
55Lampugnani Paolo196900:09:23.84
56Bertoletti Paola196400:09:29.54
57Rodigari Milena197000:09:32.94
58Cusini Michele199000:09:39.14
59Dallapozza Luciano194600:10:03.50
60Silvestri Lucia196600:10:08.73
61Silvestri Elisabetta197300:10:51.52
62Mottini Angelica195800:11:09.34
63Kruja Andi198800:14:33.90

Nuovo anno, nuove gare! Quanto voglia di correre!!

Ormai l’anno nuovo è iniziato già da un mese! E poi… che anno!! Quello che è cominciato è un anno speciale per tutti gli appassionati di sport, infatti è quello olimpico! Voi vi sentite olimpici?!?! Se non vedete l’ora che arrivi l’estate e cominciate a sentire una voglia particolare di correre, ecco alcune gare in Valtellina e dintorni che potrebbero alleviare la vostra irrequietezza…